È inaccettabile che un giornalista del servizio pubblico radiotelevisivo – Giovan Battista Brunori – corrispondente e responsabile della sede Rai per il Medio Oriente con base a Gerusalemme (che dovrebbe invece chiamarsi Asia occidentale e uscire da una lettura coloniale di quell’area geografica) – definisca, nei servizi mandati in onda dal Tg1 e dal Tg2, i coloni israeliani, quelli che massacrano i palestinesi, come “escursionisti”. Mi auguro che l’Ordine dei giornalisti e la Federazione della stampa si esprimano nel merito e prendano provvedimenti.
Non è la prima volta che Brunori sembra svolgere il ruolo di portavoce di Israele. Per fare un solo esempio nel luglio 2025 disse in un servizio che “Il cibo a Gaza sta avariando per il caldo e perché non ci sono organizzazioni che lo vanno a prendere” scordandosi di dire, come si legge in un comunicato di allora di “Un ponte per” che “l’esercito israeliano blocca sistematicamente da mesi, se non da anni, l’ingresso degli aiuti, lasciandoli marcire al confine di Gaza e minacciando con la forza, fino all’uccisione, chi tenta di riceverli o distribuirli”.
Ed è inaccettabile che i direttori del Tg1 e Tg2 abbiano dato via libera a quel servizio, così come è inaccettabile che Brunori abbia continuato a svolgere il ruolo di responsabile Rai in Medio Oriente. È inaccettabile che tutto questo avvenga nel servizio pubblico radiotelevisivo.
Ma è ancora più inaccettabile che questo possa accadere perché la Rai è stata posta sotto il controllo diretto del Governo dalla controriforma Renzi nel 2015 e che nessuno finora l’abbia riportata in ambito parlamentare; che la Rai sia governata da un Amministratore delegato con pieni poteri di gestione e rappresentanza; che il suo consiglio di amministrazione sia ridotto a gestione dell’esistente tanto che alcuni consiglieri sono costretti a far sentire la loro voce di dissenso tramite “comunicati stampa” che ovviamente non cambiano assolutamente nulla. Forse a tranquillizzare alcune coscienze.
È ancora inaccettabile che non sia stata rinominata la Commissione parlamentare di vigilanza come prevede non solo la legge ma una sentenza della Corte costituzionale.
Le lavoratrici e i lavoratori della Rai hanno diritto ad una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo in grado di garantire autonomia culturale, libertà creativa, le professionalità e non le “fedeltà”, che preveda la partecipazione alla gestione e la verifica democratica da parte delle forze sociali, culturali e professionali.
Gli utenti hanno diritto ad un servizio pubblico che sia specchio e portavoce del paese e dei suoi problemi, specchio e portavoce delle tante culture che lo attraversano. Una Rai che torni ad essere volano della produzione culturale del nostro Paese.
Stefania Brai, responsabile cultura Partito della Rifondazione comunista/Se
Anna Camposampiero, responsabile Esteri Partito della Rifondazione comunista/Se




