Con sequenza praticamente quotidiana si continua a morire sul lavoro. Nessuna morte è casuale. Si muore per la mancata applicazione delle norme sulla sicurezza, si muore per il caldo infernale nelle strade e nelle campagne. Ieri Ahmed Belkihal, un bracciante agricolo di 61 anni è morto a Pachino, nel siracusano, in una serra dove stava lavorando esposto a temperature micidiali.
È accaduto recentemente anche nel Mantovano a un altro lavoratore delle campagne impegnato nella raccolta delle Angurie sotto il sole rovente. Entrambi immigrati che come tante e tanti altri sono la forza lavoro che garantisce larga parte della produzione agricola nel nostro paese. Essenziali a garantire non solo gli alimenti che arrivano nelle nostre tavole ma anche nei mercati di altri paesi. Molto spesso in condizioni di precarietà, magari sotto la sferza del caporalato, sottoposti al ricatto e allo stigma razzista che alimenta la propaganda della destra reazionaria, a leggi che limitano i loro diritti, sono sfruttati come e ancora di più di quanto non lo siano i lavoratori e le lavoratrici autoctone nel nostro paese. C’è persino una scarna norma secondo cui dalle 12.00 alle 16.00 non si dovrebbe lavorare a queste temperature, ma non ci sono controlli e controllori. Pagano con i giovani e le lavoratrici il prezzo più alto del generale schiacciamento verso il basso dei salari e dei diritti.
La riscrittura della legislazione del lavoro necessaria a costruire una alternativa alla destra deve riguardare anche quella che li riguarda a partire dalla abrogazione della Bossi Fini.
Rivolgiamo con grande rispetto le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e alla sua comunità per la morte di questo nostro fratello di classe così come non dimentichiamo nessuno di quell# che sono stati schiacciati dalla macchina dello sfruttamento. La nostra battaglia di classe contro il razzismo e per la difesa dei diritti di tutte le lavoratrici e lavoratori, per la sicurezza nel lavoro senza alcuna distinzione di provenienza, colore della pelle, genere o religione che sia continuerà in quanto parte della ricomposizione di classe e deve vedere al centro, come obiettivo concreto, la regolarizzazione di tutte le donne e uomini che lavorano nel Paese, per restituire, almeno in parte, un elemento di potere contrattuale. Questo è un punto fondamentale della nostra storia di comuniste e comunisti, che rivendicheremo sempre con orgoglio, non per afflato umanitario ma in nome dell’alleanza fra gli sfruttati.
Che la terra ti sia lieve compagno…
Paolo Benvegnù, responsabile nazionale Lavoro
Angelo Leo, responsabile nazionale Agricoltura, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




