L’incontro in via straordinaria di oggi, sollecitato da una lettera di 22 Stati membri, per affrontare l’emergenza “Ceuta”, non aveva ragion d’essere. Così come è stata assurda la decisione di Giorgia Meloni, di sospendere la libera circolazione dalla Spagna, intasando con i controlli gli aeroporti, nel timore che i fuggitivi dell’exclave in territorio marocchino, avessero avuto l’opportunità di prendere il primo volo libero per venire in Italia. Alcuni imbarazzanti ministri hanno, senza pudore, blaterato della necessità di proteggere i confini italiani con la Spagna, dimostrando scarsissima conoscenza della geografia e assurgendo al ruolo di comici di terz’ordine. Inutile dire che nello stesso territorio di Ceuta, in Marocco, per quanto spagnolo, non permette di avvalersi delle condizioni di libera circolazione. Si tratta esclusivamente di un attacco al governo spagnolo che non solo ha, almeno per ora e con tutti i limiti risolto la crisi, attuato tanto per condannare le scelte di regolarizzazione operate da Sanchz di chi vive e lavora nel paese che per provare a ricostruire un legame con l’amministrazione Trump. Un inutile atto di servilismo populista che è stato fortemente condannato dalla Spagna come sproporzionato e assurdo. Nel corso del vertice, presieduto dal Commissario per gli Affari interni Magnus Brunner, si sono reiterati i propositi di esternalizzazione delle frontiere e di generalizzazione dei rimpatri, ma anche questo terreno sembra scivoloso. Ad oggi, paesi non certo ininfluenti come Spagna e Francia hanno dichiarato la propria indisponibilità ai centri extra UE, costringendo quantomeno a rimandare la discussione. Il solo atto che a questo punto è urgente è il ripristino della libera circolazione per chi proviene dalla Spagna evitando controlli razzializzati e le scuse al governo di Madrid. Intanto si continua a morire, altri 19 corpi sono stati trovati al largo delle Baleari. Ma di queste vite e dei morti di Ceuta, la Fortezza Europa non vuole sentir parlare
Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Stefano Galieni, Resp nazionale immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




