APPUNTI DI VIAGGIO DA CUBA CON LET CUBA BREATHE ED IL CONVOY NUESTRA AMERICA PER IL CENTENARIO DI FIDEL CASTRO RUZ. CUBA NO ESTÀ SOLA… PARTE QUARTA E ULTIMA
La nostra avventura entra nella sua ultima parte. Da oriente ci spostiamo al centro del Paese seguendo il percorso della Rivoluzione, da Guisa a Santa Clara. Durante il tragitto tanti volti e luoghi ci entrano nel cuore catturati dall’arte degli scatti del nostro bravissimo fotografo, il compagno Marco Palombi.
Dodicesimo giorno 18 agosto
In piena notte arriviamo a Santa Clara. Un cartello enorme ci accoglie con la scritta “Ciudad del Che”. Siamo arrivati al centro di Cuba nella città della mitica battaglia dove il grande COMANDANTE argentino diede il colpo di grazia alla protervia del dittatore Batista.
La mattina iniziano le iconiche visite.
Partiamo dal luogo della battaglia del 28 dicembre 1958. Il treno blindato dell’esercito di Batista, pieno di armi e diretto a oriente per stroncare i rivoluzionari, viene fermato dai guerriglieri guidati da Che Guevara. I soldati di Batista si arrendono. A questo punto il dittatore, accortosi che ormai la guerra era persa, abbandona il Paese. La battaglia di Santa Clara è decisiva per la vittoria della Rivoluzione Cubana, bloccando l’invio di armi a oriente da parte dell’esercito di Batista. I militari si arrendono al Che e ai suoi uomini che dimostrano un’abilità di guerriglia straordinaria ma anche una astuzia molto fine nel far credere, ai soldati asserragliati nel treno blindato, di essere molti di più di quelli che erano… HASTA LA VICTORIA SIEMPRE COMANDANTE CHE GUEVARA…
Poi ci spostiamo all’imponente Mausoleo del Che dove il Comandante riposa insieme agli/le altri/e combattenti morti in Bolivia. Nel luogo dove sono sepolti, una grotta con una fiamma ardente perennemente accesa, si deve stare in silenzio e non si possono fare foto. Un’enorme emozione pervade l’omaggio a questi/e gloriosi/e rivoluzionari/e. Il Mausoleo è composto da più parti. Oltre ai caduti in Bolivia c’è la parte dei rivoluzionari che hanno partecipato alla Rivoluzione con alcuni loculi ancora vuoti per quelli ancora in vita. Vi è un museo molto bello che ripercorre tutta la vita di Ernesto Guevara detto il Che con i suoi effetti personali. Infine l’immensa piazza dove campeggia la maestosa statua del Che guerrigliero e con riportata la bellissima lettera di addio che Ernesto Guevara scrisse a Fidel nel 1965 per annunciargli la sua decisione di esportare la lotta di liberazione in altre parti del mondo (prima in Congo e poi in Bolivia dove trovò la morte). La lettera si conclude con la frase “HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!”
È bene ricordare che il Che riposa nel Mausoleo dal 1997 quando, dopo trent’anni, le sue spoglie vennero ritrovate in Bolivia. Come successo a molti LIBERATORI della Latinoamerica gli USA e i suoi dittatori locali non volevano che le tombe dei rivoluzionari diventassero luoghi di culto e di ritrovo. Così fecero sparire le salme: successe per Augusto Cesar Sandino in Nicaragua, Farabundo Martí in El Salvador, Salvador Allende in Cile che fu sepolto in un anonimo paesino nel posto più sperduto del Paese e per il Che. Ai dittatori, ai fascisti d’ogni risma e all’imperialismo i LIBERATORI (così definiti dal poeta Pablo Neruda nella sua opera omnia “Canto General”) fanno paura anche da morti.
La bandiera di Rifo l’abbiamo esposta in tutti e due i luoghi di Santa Clara.
Partiamo verso la capitale. La raggiungiamo alle 19 circa ora locale. L’Avana, 2.000.000 di abitanti, si presenta in tutto il suo antico fascino avvolta in colori pastello con un mare illuminato da un sole che sta tramontando. La sera iniziamo ad avventurarci in città utilizzando taxi di fortuna e pittoreschi carrettini trasportati da bici elettriche. La fantasia e la capacità di adattarsi dei/lle cubani/e è proverbiale. Molti locali sono chiusi e parecchie strade al buio. Dopo un lungo peregrinare, aiutati da una persona del luogo, troviamo un localino dove beviamo dell’ottimo Ron (per noi Rhum) con un complessino che ci canta le canzoni cubane, “Hasta Siempre Comandante”, “Guantanamera” e la nostra “Bella Ciao”. L’Avana cerca di sopravvivere al bloqueo come può. La popolazione ha una capacità di adattamento illimitata.
Ci sono anche alcuni segnali preoccupanti come la prostituzione. Una bellissima ragazza cubana cerca di adescarci all’uscita dal bar. Ovviamente i maschietti del nostro gruppo declinano rispettosamente l’invito. La ragazza non gradisce il nostro rifiuto e ci manda a quel paese in italiano. Successivamente verremo a sapere da un bravissimo ragazzo cubano di nome Ardel che collabora con “Bio Cuba Cafè” e che sta studiando la nostra lingua, che i nostri connazionali sono i maggiori frequentatori di turismo sessuale a Cuba. Un primato nazionale di cui avremmo fatto veramente a meno. Un assaggio l’avevamo avuto a Santiago dove nell’ascensore dell’hotel incontrammo un “distinto” 70enne italiano accompagnato da una bella ragazza del posto che per età avrebbe potuto essere sua nipote. Che schifo!
La mattina ci accorgiamo che c’è un problema di rifiuti per strada (non paragonabile però alle situazioni di emergenza di metropoli come Roma) in quanto manca il carburante per i camion che portano via l’immondizia. A Cuba, molto sensibile su altre tematiche ambientali, non esiste un vero e proprio sistema di raccolta differenziata.
Tredicesimo giorno 19 agosto.
Essendo alloggiati all’hotel Copacabana, dove nel 1997 fu assassinato dallo scoppio di un ordigno posto da un mercenario salvadoregno al soldo della CIA l’italiano Fabio Di Celmo. Il compañero dell’Icap Robert Rodriguez ne ha ricordato la figura. Nella hall dove è avvenuto l’attentato è posta una targa. Fabio, seduto a un tavolo con alcuni amici, fu colpito da una scheggia che ne tranciò la giugulare. Morì sul colpo. Ci furono alcuni feriti. Fabio amava Cuba e il calcio e in suo onore sono stati organizzati diversi tornei di calcio sia a Cuba che in Liguria dove viveva. L’esecutore dell’attentato è stato prontamente condannato a 20 anni di reclusione dalla Giustizia cubana e ora è tornato in Salvador. Il mandante, invece, gode della protezione e connivenza degli USA. Come ci ha ricordato il fratello di Fabio in un incontro svoltosi la sera, i governi italiani che si sono succeduti nulla hanno fatto di concreto per ottenere l’estradizione del mandante. Eppure Fabio era un cittadino italiano. I motivi di questi atti di terrorismo in quegli anni erano di intimidire i turisti e colpire così una fonte importante di entrate nelle casse dello Stato cubano. Il tentativo, nella pratica, è miseramente fallito. Ma l’imperialismo, come un cane rabbioso, perde il pelo ma non il vizio e prima o poi ci ritenta con altri metodi. Di terrorismo internazionale contro Cuba torneremo a parlarne tra poco.
L’Avana, visita al centro infantil con donazione di materiale didattico. È un centro che attualmente ospita 14 bambini/e (niños y niñas) che non hanno i genitori o con forti problematiche familiari dai 7 ai 18 anni. Vi sono una ludoteca, camere da letto colorate, la mensa, l’infermeria che dispone del pediatra, della psicologa e dell’infermiera. C’è personale educativo. Il centro ha un cortile con orti e piante. Tutti/e i/le bambini/e vanno a scuola. A 18 anni i/le ragazzi/e vanno a vivere da soli ma continuano a essere seguiti dallo Stato per favorire il processo di integrazione nella società. In tutta L’Avana ci sono 18 centri infantil. Per i/le niños e niñas più piccoli/e, dagli 0 ai 6 anni, ci sono altre strutture specializzate. La Rivoluzione tiene molto alla salute psicofisica dei/lle suoi/e figli/e. Un giorno Fidel disse “al mondo ci sono tantissimi bambini che vivono per strada. Nessuno di loro è cubano”.
Successivamente abbiamo visitato il museo sul memoriale delle vittime del terrorismo dell’imperialismo contro Cuba e la sua Rivoluzione.
Il più grande attacco terroristico è datato 1976 in Barbados dove venne abbattuto un aereo con su anche la squadra di scherma cubana.
Sono ben 636, record mondiale per uno Statista, i tentativi, tutti falliti, di assassinare Fidel Castro. Ci sono stati diversi attacchi alle ambasciate cubane a Madrid, in Galizia e in Portogallo. Subito dopo la Rivoluzione si contavano più di 300 organizzazioni controrivoluzionarie finanziate dall’imperialismo yanqui. Nel memoriale è ricordato anche l’italiano Fabio Di Celmo.
La mattinata si è conclusa con un pranzo alla sede centrale dell’Icap dove Michele Curto ha ricordato l’importanza della solidarietà a Cuba e la dura denuncia dell’imperialismo che vuole strozzare, con un genocidio lento, la Rivoluzione. Ma non ci riuscirà perché “Cuba no está sola”.
Nel pomeriggio giriamo per l’Avana Vecchia. Ci fermiamo in alcune piccole librerie e allo storico bar frequentato da Ernest Hemingway. Una città con pochi turisti a causa del bloqueo che ha determinato la chiusura in tutta l’isola di circa il 70% degli alberghi e delle strutture ricettive. La situazione ci permette di entrare in contatto meglio con la popolazione. La parte antica è bellissima anche se non è immune dalla situazione e spesso mostra elementi di sofferenza e di decadenza. Molte persone ti avvicinano per chiederti soldi ma i più per accompagnarti a visitare la città in cambio di qualche dollaro o euro, monete preziose in una situazione di alta inflazione. Le facciate delle case dimostrano l’usura del tempo e la mancanza di manutenzione. Sì, le difficoltà ci sono, è inutile negarlo. Ma come sarebbe possibile altrimenti di fronte a un bloqueo criminale che dura da più di 60 anni e che il gangster che siede a Washington ha ulteriormente inasprito? Come sarebbe possibile con il venir meno del petrolio venezuelano dopo l’illegittimo rapimento del Presidente Maduro? Difficoltà sì ma a Cuba, a differenza degli altri Paesi della martoriata Latinoamerica, non si vedono bambini/e assumere la colla come droga per scappare dalla drammatica realtà di miseria assoluta. Non si vedono persone vestite di cenci e clochard dormire per strada come invece avviene anche nelle nostre città italiane (fatevi un giro alla stazione di Bergamo per farvi un’idea). I vestiti poveri e riciclati dei/lle cubani/e trasudano di dignità. Le case sono povere ma dignitose e sono un tetto sulla testa che non è cosa da poco in America Latina. Tutto ciò non è frutto del caso ma della Rivoluzione.
La sera abbiamo avuto l’onore di conoscere e stringere fraternamente la mano al compañero cubano Victor Dreke, combattente in Congo con Che Guevara. Nel Paese africano aveva il grado di COMANDANTE. Victor ha 86 anni ed è zio di Sara, cooperante che vive in Italia ed è Presidente di una associazione di amicizia del Veneto. Era accompagnato dalla moglie.
Quattordicesimo giorno 20 agosto.
Lasciamo L’Avana per tornare in oriente dove domani ci imbarcheremo a Holguín sull’aereo che ci riporterà in Italia.
A notte fonda facciamo tappa per dormire a Guardalavaca sull’oceano Atlantico.
Quindicesimo giorno 21 agosto.
Dopo un bagno nell’oceano in un posto incantato, nella “remota spiaggia cubana” cantata da Guccini in “Vorrei”, si parte verso Holguín dove tra poche ore prenderemo l’aereo per tornare in Italia. Ci portiamo dietro i sapori cubani, il profumo di caffè, la polvere terrosa delle strade percorse, i ritmi musicali e i colori di questo popolo meticcio stupendo.
È stata un’esperienza ricca fatta con compagni/e di viaggio provenienti da tutta Italia e di tutte le posizioni della sinistra politica e sindacale italiana. Molti/e giovani che si sono mischiati a noi più anziani. Un’umanità di grandi valori con nuove amicizie sorte. Abbiamo lasciato le beghe italiane in Italia. Qui tutti/e, rifondaroli come noi, giovani di Pap, sindacalisti della Flai/Cgil e dell’Usb, esponenti di Avs, abbiamo pensato a Cuba e questa comunanza è stata bellissima e unica.
Un grazie speciale ai/lle giovani organizzatori/trici di questo Convoy che hanno saputo gestire benissimo tutte le fasi di questo lunghissimo viaggio: Giorgia, Giovanni, Oliviero, Alice, Giovanna, rimarrete nel nostro cuore. Grazie della vostra intelligenza e passione, ne abbiamo veramente bisogno. Un grazie a Marco, il nostro fantastico fotografo che nei suoi scatti stupendi ha saputo cogliere l’anima di questo popolo. Un grazie ai/lle giornalisti/e che hanno seguito l’evento sia italiani/e che cubani/e. Un abbraccio fraterno al compañero Robert Rodriguez dell’Icap che ci ha condotto per tutto il viaggio. La sua enorme conoscenza di Cuba si è fusa con una simpatia unica che ci ha fatto persino imparare il ballo afrocubano del “Pilon”. Un grazie agli autisti cubani che ci hanno scorrazzato per tutta l’isola avanti e indietro. Qui gli autisti sono anche meccanici, elettrauti, carrozzieri, si devono industriare su tutto. E per finire grazie al popolo cubano e alla sua Rivoluzione. Un popolo con una grande dignità capace di resistere al più volgare imperialismo di sempre.
Tornando in Italia abbiamo il dovere di testimoniare. Perché CUBA NO ESTÁ SOLA…
Il nostro viaggio è finito.
Hasta la Victoria SIEMPRE!
Marco Sironi e Rina Zardetto (Partito della Rifondazione Comunista)






