Il 30 marzo 1976, nei cosiddetti “territori del 1948”, annessi da Israele in contemporanea con la sua fondazione, l’esercito sionista reprimeva le rivolte scoppiate a seguito della requisizione delle terre migliori in aree come Sakhnin, Arraba e Deir Hanna. Gli occupanti sostenevano che le terre sequestrate erano destinate a scopi militari difensivi, ma anche questa era una falsità. I terreni confiscati andarono ad ampliare le colonie in quella che per Israele si chiama Galilea. Ci furono 7 vittime fra i palestinesi, fra cui una donna. L’esercito era intervenuto in maniera massiccia e, come al solito, si sparò contro manifestanti inermi. La confisca delle terre non si è mai interrotta, giorno dopo giorno, oggi soprattutto in Cisgiordania, ma presto in Libano o negli altri Paesi che per qualcuno rappresentano già la grande Israele, si prosegue con la pulizia etnica, la cacciata, la distruzione degli olivi, il controllo delle risorse idriche. Un crimine contro l’umanità parte integrante del progetto colonialista genocida ancora in atto a Gaza. “Yom Al Ard”, (la Giornata della Terra) è una delle date fondanti della resistenza palestinese. Che lo sia anche per noi. L’occupazione deve cessare e il progetto suprematista di colonizzazione dell’intera area del pianeta deve divenire un triste ricordo del passato i cui responsabili meritano una nuova Norimberga. Sta all’Europa democratica e antifascista sospendere intanto ogni relazione con Netanyahu e i suoi complici Usa.
Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Anna Camposampiero, responsabile esteri, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




