di Maurizio Acerbo –
La storica ucraina Marta Havryshko su X lo scorso 4 giugno ha comunicato l’ennesima impresa del nazionalismo ucraino:
Kiev ha smantellato il monumento a Michail Bulgakov.
Non c’è da stupirsi.
In La guardia bianca, Bulgakov descriveva i pogrom antiebraici perpetrati dalle forze di Symon Petliura — proprio quei pogrom che l’Istituto ucraino della memoria nazionale, guidato da un ex ufficiale dell’Azov, sembra ora desideroso di mettere da parte come una nota a piè di pagina scomoda nella storia nazionale.
La memoria storica sta diventando sempre più selettiva.
I capitoli più oscuri vengono cancellati, mentre figure controverse vengono riconsiderate come eroi immacolati.
Se questa tendenza continua, l’Ucraina potrebbe finire per celebrare solo coloro le cui mani erano macchiate del sangue dei loro vicini ebrei, polacchi e di altre etnie.
È questa l’«Ucraina democratica» per cui le persone sono costrette a morire?
Una democrazia degna di sacrificio dovrebbe essere in grado di confrontarsi onestamente con il proprio passato, non di edulcorarlo.
Symon Petljura è diventato uno degli eroi nazionali dell’Ucraina “democratica” che dovrebbe entrare nell’Unione Europea secondo il mainstream liberale e progressista.
La decisione di buttare giù la statua del grande scrittore risale al novembre 2024 e l’aveva commentata già allora Martha:
«Potete leggere [Mikhail] Bulgakov, studiarlo quanto volete… Ma non ci saranno musei né strade intitolati a lui», ha affermato Anton Drobovych, direttore dell’Istituto ucraino della memoria nazionale. La dichiarazione sul sito web dell’Istituto recita che Bulgakov, uno dei migliori romanzieri del XX secolo, nato a Kiev, «disprezzava gli ucraini e la loro cultura, odiava il desiderio di indipendenza degli ucraini… Tra tutti gli scrittori russi di quel tempo, è il più vicino agli attuali ideologi del putinismo». Sulla base della “competenza” di questo Istituto, il consiglio comunale di Kiev ha annunciato di recente che il monumento a Bulgakov a Kiev sarà rimosso.
Come mai gli agenti della memoria nazionalista in Ucraina, che sostengono l’intitolazione di musei e strade ai leader dell’OUN e dell’UPA, in particolare a coloro che collaborarono con i nazisti nell’Olocausto, hanno paura di Bulgakov? Parte della risposta si trova in La guardia bianca, il romanzo di Bulgakov che descrive il caos culturale e politico dell’Ucraina durante la guerra civile. Il romanzo mette a nudo le tensioni sulla questione linguistica, che ricordano la situazione attuale in Ucraina (i Turbin, di lingua russa, e i loro amici temono Petliura e i suoi fanatici di lingua ucraina). Oltre alla violenza simbolica, il romanzo descrive quella etnica, i pogrom antiebraici a Kiev per mano delle truppe di Petliura.
Bulgakov descrive in modo vivido il costo umano totale della guerra e del sanguinoso carnevale etno-nazionalista, il che rende la sua opera attuale per l’Ucraina di oggi e pericolosa per i nuovi «patrioti» al potere. Questi ultimi propongono di celebrare coloro che hanno ucciso gli ebrei, non coloro che hanno testimoniato delle loro sofferenze.
Nel gennaio 2025 la campagna anti-Bulgakov aveva portato sul banco degli accusati i responsabili del museo dedicato allo scrittore di Kiev:
Bulgakov, nato a Kiev, non ha posto a Kiev.
La guerra santa contro scrittori di spicco con una “identità imperialista russa” continua. Il Museo Bulgakov di Kiev aveva in programma di presentare il libro “La Kiev di Mikhail Bulgakov”. Ma alcuni vigilanti insonni hanno accusato il Museo di “propaganda anti-ucraina” e di diffondere il “Russkii Mir” e hanno costretto gli organizzatori a cancellare l’evento. Le autorità locali di Kiev hanno sostenuto questa “vittoria” sul fronte ideologico.
Naturalmente, le stesse persone non si sono opposte alle vie Bandera, Shukhevych, Melnyk e Bulba-Borovets a Kiev. Ha importanza che questi ultranazionalisti abbiano collaborato con l’Impero nazista e partecipato ai suoi crimini di guerra in Ucraina e altrove? Bulgakov è la principale minaccia al futuro “decolonizzato” dell’Ucraina, secondo la visione dei patrioti “professionisti”.
Ivan Katchanovski, docente di scienze politiche a Ottawa in Canada di origine ucraina, ha ironizzato sulla campagna contro lo scrittore:
Il governo di Zelensky vieterà questo film hollywoodiano come ha fatto con Bulgakov, nato a Kiev, e con i suoi libri? “Johnny Depp dà il via al primo adattamento in lingua inglese del classico di Mikhail Bulgakov ‘Il maestro e Margherita’. Johnny Depp produrrà e, forse, interpreterà il protagonista del primo adattamento cinematografico in lingua inglese del classico della letteratura russa di Mikhail Bulgakov ‘Il maestro e Margherita’.”
E il democratico Zelensky che dice? Ci informa la tenace Martha:
Zelenskyy, 2021: in un video registrato in russo (!), derideva l’idea di vietare Il maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov in Ucraina, definendola «una follia su scala universale» — un chiaro riferimento alla famosa battuta del professor Preobrazhensky tratta dall’opera di Bulgakov.
Zelenskyy, 2026: Silenzioso mentre nazionalisti rabbiosi denunciano Bulgakov, nato a Kiev, come “ucrainofobo” e abbattono il monumento che sorge accanto al suo museo.
Quella che un tempo era una “follia su scala universale” sembra essere diventata, a un certo punto, una politica di Stato.
La notissima portavoce russa Maria Zakharova denuncia che
Negli ultimi anni, in Ucraina, Mikhail Bulgakov è stato eliminato dai programmi scolastici, i suoi monumenti sono stati abbattuti e oltre 11 milioni di libri sono stati distrutti.
Non sono in grado di confermare la notizia (se qualcuno è in grado ci faccia sapere). Di sicuro, come raccontai dieci anni fa, la campagna contro la cultura russa e lo stesso Bulgakov era cominciata da un pezzo: la serie tv dedicata a Il Maestro e Margherita censurata dai “democratici” ucraini.
Importante notare il paradosso che i de-comunistizzatori che abbattono le statue di Lenin, che volle l’indipendenza dell’Ucraina e per questo non piace a Putin, se la prendano con uno scrittore che non fu certo un bolscevico.
Bulgakov durante la guerra civile parteggiò per i “bianchi” non certo per i rossi (i bianchi erano contrari all’indipendenza ucraina mentre i rossi erano favorevoli). Negli anni Venti e Trenta gran parte delle sue opere teatrali e narrative vennero proibite. La critica ufficiale lo accusava di essere “borghese”, “controrivoluzionario” o nostalgico dell’ordine precedente alla rivoluzione. Il suo capolavoro Il Maestro e Margherita fu pubblicato solo dopo la destalinizzazione e la sua opera riscoperta. Comunque il suo non essere stato un bolscevico della vecchia guardia lo salvò dalle purghe di Stalin nonostante nei suoi lavori si ironizzasse sulla società sovietica.
Il problema con Bulgakov è che, pur essendo nato a Kiev, Bulgakov considerava russi e ucraini come parte di uno stesso spazio storico e culturale. Questa opinione era assai diffusa nell’ex Impero russo, ma ovviamente è invisa ai nazionalisti ucraini.
Ma un paese in cui è dominante un nazionalismo così reazionario, dove si celebrano come eroi i filo nazisti e gli antisemiti del passato, si rimuovono le statue di giganti della letteratura come Isaac Babel o Michail Bulgakov dobbiamo davvero farlo entrare nell’Unione Europea? Non sarebbe il caso di evitare il doppiopesismo per cui ci si indigna per il revascismo russo di Putin ma non per quello ucraino?
Qualcuno mi sa dire se la rimozione della statua di Bulgakov ha suscitato qualche editoriale indignato sui nostri giornaloni che erano invece preoccupati per la cancel culture di chi negli Stati Uniti chiedeva di rimuovere le statue degli schiavisti?




