Da tempo, come partito, denunciamo l’assenza cronica degli ispettorati del lavoro nelle zone ad alto sfruttamento in agricoltura. È di ieri la notizia di quanto scoperto da un nucleo di carabinieri adibito a tale funzione che, insieme a colleghi di Napoli, hanno arrestato in flagranza due imprenditori dell’agro Aversano. Le accuse a loro carico sono: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato. Lo scenario che emerso agli agenti è di persone costrette a lavorare da 10 a 14 ore al giorno, senza nemmeno riposo settimanale, o possibilità di assentarsi per malattia, sotto il sole cocente come durante la pioggia, per circa tre euro l’ora, restando nei campi anche durante lo spargimento di pesticidi e senza alcuna protezione. I braccianti, prevalentemente provenienti dal continente indiano e in condizioni di irregolarità amministrativa, erano reclutati in strada per essere portati nei campi con un furgone ad uso di uno degli arrestati. L’ispezione è stata resa possibile unicamente grazie al progetto “Alt Caporalato Tre”, finanziato con fondo Fami (2021 – 2027) per cui hanno agito congiuntamente l’Ispettorato territoriale del lavoro e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. È lecito domandarsi: per un controllo attivato, quante centinaia di migliaia di persone, in tutta la penisola, operano in condizioni simili? Al ministero dell’Agricoltura questo non interessa. E in seconda istanza, come saranno protetti e garantiti i diritti di questi lavoratori strappati alle catene? Solo una reale regolarizzazione permanente e generalizzata potrà contribuire a mitigare, non a far sparire, questa immensa piaga sociale.
Angelo Leo, responsabile nazionale Agricoltura
Stefano Galieni, responsabile nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea




