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Rifondazione: Verso Ceuta. La fuga e la strage e Meloni chiede la chiusura di Schengen

Le enclave di Ceuta e Melilla, in territorio marocchino, sono da sempre un vulnus. Da sempre si tenta di entrare in quegli ultimi luoghi coloniali, europei solo sulla carta, con ogni mezzo e perdendo spesso la vita. L’arrivo di un numero imprecisato, forse 2000, di uomini, donne e bambini in poche ore è emblematico per capire l’Europa di oggi. Se in centinaia, di ogni età, si gettano fra le correnti forti e nell’acqua gelida del tratto di mare di 5 km che separano il Marocco dalla spiaggia dell’enclave, rischiando l’assideramento o l’annegamento, dovendo restare immobili quando si avverte un drone o una motovedetta, significa che si è pronti ad affrontare un inferno perché ce se ne lascia uno peggiore alle spalle. Spagna e Italia reagiscono militarmente, Madrid schierando l’esercito e Roma chiedendo di chiudere, anche se in maniera selettiva per non danneggiare il turismo, l’Area Schengen di libera circolazione, trattando l’arrivo nell’enclave come l’anticipazione di un’invasione inesistente e impossibile. Le destre di entrambi i Paesi chiedono il pugno duro, in Spagna gli amici di Meloni come Santiago Abascal, leader di Vox definiscono il primo ministro Sanchez un traditore; lo stato di emergenza e la chiusura della frontiera col Marocco, hanno avuto l’approvazione di Popolari e Socialisti. Il pugno lo hanno sferrato recentemente, col Patto immigrazione e asilo e col regolamento rimpatri ma ha solo accelerato la crisi. Quanto accade a Ceuta, infinitesimale nelle dimensioni, nulla a che fare con le regolarizzazioni promosse dal governo di Madrid. Ma in Spagna come da noi, si preferisce dirottare l’attenzione dalle questioni reali, pur di raggranellare consensi. Potranno anche svuotare il mare o mettere ulteriori cancelli, ma gli uomini, le donne e i bambini, preferiranno rischiare di annegare piuttosto che restare in gabbia. Ad ora 18 corpi sono stati recuperati, molti sono i dispersi, trascinati chissà dove dalle onde. Li piangiamo e ci indigniamo ben sapendo che il killer non è il mare ma la Fortezza Europa

Stefano Galieni, resp nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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