di Paolo Favilli –
GLI STUDI «MATTI» Ha sempre pensato la politica in stretto rapporto con una dimensione culturale che riteneva immanente a tale sfera, ma che nello stesso tempo doveva anche trascenderla.
Il percorso di vita di Fabio Mussi, pur nei mutamenti congiunturali di una vicenda politica che ha attraversato profonde crisi, ha conservato, però, elementi di una coerenza mai venuta meno. Fabio ha sempre pensato la politica in stretto rapporto con una dimensione culturale che riteneva immanente a tale sfera, ma che nello stesso tempo doveva anche trascenderla.
La passione per gli studi seri l’aveva contraddistinto già da adolescente.
Quando frequentò la IV ginnasio del classico di Piombino ricordo che noi «grandi», alla fine del liceo, sentimmo presto parlare di un «ragazzino» impegnato in studi «matti» con eccellenti risultati. E quando alcuni di noi, appena usciti dal liceo, fondarono un «Circolo culturale studentesco», i contributi del «ragazzino» al programma e all’attività del circolo erano tenuti in seria considerazione. Cosa decisamente rara, per lo meno allora, nel rapporto tra liceali alle prime armi e neo-universitari.
Il circolo pubblicava una rivista di «politica e cultura» che s’intitolava Il rovescio, con il titolo che appariva in copertina sotto due forme: la normale e la rovesciata. «Politica e cultura», il nesso che Fabio considerava inscindibile, il nesso su cui si incentravano le sue sterminate letture di giovanissimo.
Qualche anno fa (2015) Alberto Asor Rosa ha scritto: «Quello che non riuscirei in nessun caso a ottenere, qualsiasi sforzo v’impiegassi, sarebbe spiegare ad un pubblico di oggi l’immenso rilievo che scelte e prese di posizione d’ordine culturale avevano o potevano avere allora in un ambito più immediatamente politico». Ebbene Fabio non si è stancato mai di spiegare questo rapporto e di operare in conseguenza.
Da tempo molte delle sue letture s’incentravano sulle forme di dominio, culturale e strutturale, nel «mondo nuovo» del capitale totale. In Italia questo «mondo nuovo» ha causato il passaggio di quasi dieci punti di Pil dal lavoro al capitale. Perché la «sinistra» sia in grado di elaborare e praticare un programma che si provi ad invertire la direzione di quel travaso – sosteneva Fabio in alcune nostre conversazioni – è necessario un pensiero che vada alla radice del problema. Una rivoluzione culturale per la politica.




