L’AfD, il partito tedesco di estrema destra nel quale sono influenti settori apertamente nazisti, ha ottenuto un risultato storico nel voto della Sassonia-Anhalt.
Certamente questo rappresenta una pesante sconfitta per i partiti che governano a Berlino. Soprattutto per la CDU del Cancelliere Friedrich Merz che ha impresso una decisa svolta a destra, dopo la fine del lungo ciclo politico di Angela Merkel, al maggiore partito della borghesia europea.
Di fronte alla profonda crisi del modello economico ed industriale sul quale la Germania ha prosperato per molti anni, spesso a spese degli altri partner europei, anziché rivedere le politiche sociali, rafforzare i servizi pubblici fortemente degradati, affrontare gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, il governo Merz, con la piena subalternità della SPD, punta tutte le carte su una folle politica di riarmo. Il riaffacciarsi sulla scena del militarismo tedesco non può che essere visto con preoccupazione da tutte le coscienze pacifiste e progressiste d’Europa.
Tra le motivazioni al voto indicate dagli elettori ci sono le paure sociali e per la guerra. Esse, peraltro, sono connesse. Il programma di riarmo voluto dal Governo tedesco, accompagnato in questo dalla Commissione Von der Leyen, nel momento in cui peggiorano le condizioni di vita per tanti tedeschi e tedesche, ha certamente fornito sostegno alla propaganda dell’AfD.
La scelta della UE e della Germania di abdicare a qualsiasi ruolo di iniziativa diplomatica per porre fine alla guerra è sciagurata. Ogni giorno di guerra in più viene pagato duramente dalle cittadine e dai cittadini.
Ma si sbaglia chi non vede il senso profondo dell’ideologia dell’AfD che è quello di rilegittimare il peggiore sciovinismo tedesco, che non è certo foriero di un nuovo e necessario assetto pacifico dell’Europa per cui noi ci battiamo. Compito della politica non è proclamare nemici ma cercare le strade della sicurezza comune. La UE e la NATO fanno l’esatto contrario. Non si tratta di sottacere le responsabilità di Putin ma di riprendere un percorso storico di dialogo ormai abbandonato. La prospettiva altrimenti è quella di avere una Germania riarmata in mano ai nazisti
Non c’è solo il carattere razzista e xenofobo dell’AfD che deve ripugnare a chiunque si dichiari di sinistra, ma c’è anche la sua chiara impronta di classe, malamente camuffata, come sempre ha fatto l’estrema destra, con un finto populismo.
L’AfD propone una visione che riduce le tutele della classe lavoratrice e vuole ulteriormente alleggerire il carico fiscale sui ricchi, dividendo e contrapponendo i diversi settori delle classi popolari.
Il risultato dell’AfD conferma l’ascesa di un’ estrema destra autoritaria e reazionaria come elemento centrale dell’attuale fase politica che è l’altra faccia della crescita del pericolo di guerra.
L’unità delle forze antifasciste, la mobilitazione dal basso è una condizione indispensabile per battere la destra, ma sappiamo che non è sufficiente se non si costruisce una prospettiva politica alternativa che rappresenti una netta discontinuità con le politiche liberiste delle forze centriste e di quella sinistra che ne ha colpevolmente seguito le tracce.
Per questo la proposta di Rifondazione Comunista del “fronte costituzionale” non è solo l’indicazione di una convergenza difensiva contro i pericoli di demolizione progressiva delle forme democratiche e costituzionali, dei diritti sociali e civili conquistati con decenni di lotte, ma è l’indicazione di una rottura con le politiche del passato che alimentano l’ascesa dell’estrema destra.
In un quadro europeo e globale in cui cresce e si rafforza l’onda nera, il compito nostro è che il 2027 segni, partendo dall’Italia, un momento di svolta e di riscossa cacciando il Governo Meloni e aprendo una nuova fase di dialettica politica e sociale.
Anna Camposampiero, responsabile esteri PRC-SE




