«È una vergogna che l’Italia abbia scelto di astenersi sulla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che chiede la fine del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba. La risoluzione è stata approvata con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni. Un risultato che conferma quanto sia isolata, sul piano internazionale, la politica statunitense nei confronti dell’isola, ma che evidenzia anche il peso crescente delle pressioni diplomatiche di Washington.
Dopo anni in cui l’Italia aveva sostenuto le risoluzioni contro il bloqueo, il governo Meloni ha deciso di cambiare posizione, scegliendo l’astensione. Una decisione che segue quella già assunta nel luglio scorso e che rappresenta un grave arretramento della politica estera italiana. È difficile non leggere questa scelta come un segnale di subalternità all’amministrazione Trump e al segretario di Stato Marco Rubio, proprio mentre Cuba attraversa una fase particolarmente difficile.
Non siamo di fronte a una scelta neutrale. Astenersi significa sottrarsi alla responsabilità di sostenere una richiesta di giustizia e di rispetto del diritto internazionale. Il blocco statunitense, condannato per decenni dalla maggioranza della comunità internazionale, contribuisce ad aggravare le condizioni di vita della popolazione cubana, ostacolando l’accesso a risorse, beni essenziali e strumenti necessari al funzionamento dell’economia e dei servizi pubblici.
Ci chiediamo come possa il governo italiano invocare il rispetto del diritto internazionale quando gli conviene e poi rinunciare a difenderlo di fronte alle politiche coercitive degli Stati Uniti. L’autonomia della politica estera italiana non può essere sacrificata sull’altare dei rapporti con la Casa Bianca. L’Italia dovrebbe promuovere il dialogo, la cooperazione e la pace, non accodarsi alle scelte di Washington.
C’è poi una questione di memoria e di riconoscenza che non possiamo ignorare. Durante la pandemia, quando il nostro sistema sanitario era sottoposto a una pressione drammatica, medici e infermieri cubani sono arrivati in Italia per sostenere le comunità più colpite. Hanno messo a disposizione le proprie competenze e il proprio lavoro in un momento di grande difficoltà per il nostro Paese. Dimenticare quella solidarietà e voltare oggi le spalle a Cuba è politicamente miope e moralmente inaccettabile.
Il popolo cubano non è una minaccia per l’Italia. È un popolo che ha diritto all’autodeterminazione, a scegliere liberamente il proprio futuro e a vivere senza essere sottoposto a misure coercitive unilaterali che colpiscono soprattutto la popolazione. Difendere questo diritto non significa ignorare i problemi e le contraddizioni della società cubana: significa affermare un principio fondamentale, valido per tutti i popoli, senza doppi standard.
Denunciamo le pressioni esercitate dagli Stati Uniti, che hanno contribuito a modificare gli equilibri diplomatici internazionali, aumentando il numero delle astensioni e dei voti contrari rispetto al 2025, proprio mentre le difficoltà di Cuba si fanno più acute. È un segnale preoccupante, che impone a tutte le forze democratiche e pacifiste di mobilitarsi contro l’isolamento dell’isola e per la fine del bloqueo.
La scelta del governo Meloni si inserisce in un quadro più generale di allineamento alle politiche di Trump, che abbiamo già contestato anche rispetto alla tragedia di Gaza. Non accettiamo che l’Italia diventi complice, attraverso il silenzio e l’inerzia diplomatica, di politiche che aggravano le sofferenze delle popolazioni civili e indeboliscono il diritto internazionale.
Chiediamo al governo di cambiare rotta e di restituire dignità e autonomia alla politica estera italiana. L’Italia torni a sostenere con chiarezza la fine del blocco contro Cuba, il rispetto della sovranità dei popoli e la soluzione pacifica delle controversie internazionali.
Alle prossime elezioni lavoreremo affinché questo governo venga mandato a casa. L’Italia merita una politica estera fondata sulla pace, sulla solidarietà internazionale, sulla cooperazione e sul rispetto dei diritti dei popoli, non sulla genuflessione ai potenti di turno».
Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista/Sinistra Europea
Anna Camposampiero
Responsabile nazionale Esteri di Rifondazione Comunista/Sinistra Europea




