Dona con
HomeApprofondimentiAldo Tortorella e la libertà integrale

Aldo Tortorella e la libertà integrale

Tra i dirigenti comunisti formatisi negli anni della Resistenza, Aldo Tortorella, di cui si celebra il centenario della nascita, si distingueva innanzitutto per il suo particolare profilo culturale. Mentre Togliatti e molti altri leader erano imbevuti di cultura crociana e storicista, Tortorella aveva un background assai diverso: sebbene fosse nato a Napoli, si era formato al Nord, a Milano, con il filosofo Antonio Banfi. Alla scuola di Banfi si sviluppò non solo la grande amicizia e solidarietà tra Aldo Tortorella e Rossana Rossanda, ma anche un modo di pensare alquanto eterodosso rispetto a quello prevalente nel Pci. Banfi era infatti un filosofo molto originale nel contesto dell’Italia tra le due guerre: non guardava alla tradizione nazionale ma all’Europa di Georg Simmel e di Edmund Husserl; rispetto a Hegel, privilegiava Kant (che era stato studiato dal suo maestro, Pietro Martinetti); proponeva un «razionalismo critico» molto aperto al confronto con le scienze fisico-matematiche.

DA QUESTO FILONE culturale (assai lontano dalla linea Labriola-Croce-Gramsci) derivano molte delle idee che Tortorella coltiva anche nel suo impegno politico, e che ne fanno una figura decisamente singolare. La sua riflessione teorica si sviluppa in modo particolare quando, dopo la fine del Partito comunista, dà vita alla nuova serie della rivista «Critica marxista», con l’intento di ripensare le basi teoriche e filosofiche di un socialismo moderno. Può essere interessante tornarci sopra oggi, quando di socialismo si ricomincia a parlare, magari grazie alla imprevista elezione di un sindaco «socialista» nella metropoli centrale del capitalismo mondiale.

Tortorella aveva dedicato la sua tesi di laurea, discussa appunto con Antonio Banfi, al Problema della libertà nell’opera di Spinoza (in questi giorni viene pubblicata in volume dalle edizioni Bordeaux). E anche questo dato ci consente di affermare con certezza che la questione della libertà è stata il vero centro della riflessione politica di Aldo a partire già dagli anni Cinquanta, quegli anni difficili segnati dall’invasione sovietica dell’Ungheria, che lo gettò nello sconforto ma non fino al punto di fargli abbandonare il Partito. Per Tortorella non ci poteva essere socialismo senza libertà.

LEGGIAMO PER ESEMPIO quello che scriveva nell’editoriale del numero 6, 2003 di Critica marxista (sotto l’ambizioso titolo: Il socialismo davanti a noi.): «Socialismo vuol dire innanzitutto lotta per la libertà di ciascuno e di tutti. Una società socialista non significa un luogo senza democrazia e senza mercato, ma – al contrario – una realtà in cui il lavoro deve cessare di essere l’unica variabile dipendente e in cui lo spirito d’impresa non coincida con la capacità d’imporre il massimo sfruttamento. Socialismo vuol dire sforzo per rendere operanti le libertà fondamentali da cui dipende la democrazia. Non solo la libertà di parola, di associazione e di voto. Ma la rimozione degli ostacoli che impediscono una reale uguaglianza nell’esercizio dei diritti, compresi quelli elettorali. Libertà di informare e di essere informati in un pluralismo reale, accesso alla cultura, garanzie contro l’arbitrio dei potenti».

Contro i liberisti ma anche contro i fautori di una svolta liberal della sinistra, Tortorella obiettava che la libertà di scelta è una pura funzione se non implica il possesso degli strumenti della conoscenza e del sapere, il diritto di vivere e di lavorare, la tutela della salute. La libertà di scelta resterà largamente illusoria, scriveva, finché «la gara democratica sarà dominata dal denaro. La libertà, si dice, è indivisibile. Giusto. Finché masse umane sterminate non avranno nessuna libertà di scegliere veramente, la libertà sarà ancora lontana per tutti».
La sua è dunque una visione ricca e integrale della libertà, dove alle conquiste del pensiero liberale e democratico – «i diritti inalienabili della persona, l’eguaglianza formale davanti alla legge, la pienezza dei diritti politici – si aggiunge non solo il tema dei diritti sociali di cittadinanza, ma l’idea della necessità di riformare il meccanismo economico per completare il sistema delle libertà».

IL PENSIERO SOCIALISTA non cancella affatto i risultati del pensiero liberal-democratico, ma apporta un contributo essenziale che ad esso manca, e cioè la «critica della costituzione economica della società», che a partire da Marx viene disvelata come una realtà non naturale, non ineluttabile, ma storica, modificabile e dipendente anche dalle scelte consapevoli degli individui, delle classi, della politica.
Ma vi era un altro punto che distingueva la posizione di Aldo anche da quella di molti suoi amici e sodali. Era la convinzione che l’analisi scientifica sviluppata da Marx dei rapporti di dominazione e di sfruttamento non sarebbe stata neppure possibile senza una radice etica. Da questo punto di vista Tortorella era decisamente kantiano. Non solo esortava a rivalutare il socialismo neokantiano sviluppatosi tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma affermava con chiarezza che la critica dello sfruttamento, la denuncia di rapporti di lavoro inumani e brutali (di ieri come di oggi) presuppone una visione morale, anche se Marx fa di tutto per non ammetterlo. Alla base della critica marxiana vi è un «sistema non dichiarato di valori», un presupposto etico di fondo, il diritto di ciascuno a sviluppare la sua personalità nella libertà e nella relazione con gli altri. Dietro c’è ancora l’imperativo morale kantiano, che esige di trattare l’altro sempre come fine, e mai semplicemente come mezzo.

Intellettuale curioso e uomo di mente aperta, Tortorella è stato anche uno dei pochi, o forse l’unico dirigente comunista che ha capito l’importanza non solo delle battaglie femministe, ma proprio del pensiero della differenza. Era stato legato a Lia Cigarini e scriveva su Via Dogana, la rivista della Libreria delle donne di Milano. Era convinto che la ricostruzione di un più adeguato pensiero critico dovesse passare anche da lì.

SCHEDA 1/ Giornata di studi alla libreria Spazio Sette

Lunedì 8 giugno si apre a Roma, alle 9 e 30 presso la libreria Spazio Sette (via dei Barbieri 7, Roma), il convegno «Passione politica e libertà», dedicato al centenario della nascita di Aldo Tortorella. Le relazioni di lunedì mattina, affidate ad Höbel, Leiss, Casini, Barbagallo, Natoli e Mele, discutono il ruolo di Tortorella nella storia del Pci. Nel pomeriggio si parla invece di Tortorella dopo il Pci, con una tavola rotonda (alla quale partecipano Di Siena, Doria, Fumagalli, Napoletano e Vita); seguono un intervento di Luciana Castellina e un’altra tavola rotonda su Tortorella e la sinistra di oggi (con Acerbo, D’Elia, Fratoianni, Pennacchi). Martedì mattina si parla delle idee-forza, con Petrucciani, Minazzi, Buffo, Nicchi, Finelli, Di Meo e Gambilonghi. Martedì pomeriggio Pietro Bongi presenta la pubblicazione della tesi di laurea sui Spinoza. Verranno anche proiettati tre film: lunedì A proposito di Aldo Tortorella, a cura di Milena Fiore; martedì un film basato sulle immagini d’archivio dell’Aamod, a cura di Monica Maurer e Milena Fiore, e poi Un personale e libero giudizio, a cura di Uliano Paolozzi Balestrini e Francesca Bracci. Coordinano le sessioni Giasi, Leiss, Liguori e Palumbo.

SCHEDA 2/ «Critica marxista», per costruire percorsi e accendere scintille

La rivista «Critica Marxista» torna in libreria, e in abbonamento, pubblicata da Futura Editrice mentre si celebra il centenario della nascita di Aldo Tortorella. Storico dirigente del partito comunista italiano e partigiano, Tortorella ha rappresentato la forza motrice della rivista, della quale assunse la direzione negli anni Ottanta accanto ad Aldo Zanardo. Nel 1991, il Pci si scioglieva, fu Tortorella a rilanciare la testata fondata nel 1963 da Luigi Longo e Alessandro Natta. Oggi la «terza serie» di «Critica Marxista» è diretta da Guido Liguori, Antonella Palumbo e Vincenzo Vita. Direttore responsabile è Alberto Leiss. Il caporedattore è Marco Gatto.

L’editoriale del nuovo corso della rivista, intitolato «C’è ancora bisogno di una Critica marxista», delinea le coordinate di una netta discontinuità programmatica, resa necessaria dalle sfide distopiche del presente. Il testo fotografa una realtà segnata da una guerra mondiale frammentata e pervasiva, dove il capitalismo tecnocratico e l’alleanza tra Donald Trump e le Big Tech configurano un inedito «tecnofeudalesimo». Al centro della riflessione si pone l’urgenza di una teoria alternativa che sottragga l’intelligenza artificiale e l’estrazione dei dati al monopolio privato degli Over The Top, per restituirli alla dimensione del bene comune. Attraverso il richiamo ai Grundrisse marxiani e al Quaderno 22 di Gramsci, l’introduzione rivendica la necessità di un socialismo di tipo nuovo, né burocratico né autoritario. «Una rivista – scrivono i direttori – non è un soggetto politico e guai a supporre di esserlo. Una rivista ha, invece, il compito di costruire percorsi di idee e di accendere scintille del e nel pensiero, affinché mai e poi mai possa divenire unico».

In questo numero ci sono, tra gli altri, gli interventi di Stefano Petrucciani sulle interpretazioni del fascismo nella Scuola di Francoforte, un carteggio tra Cesare Luporini e Rossana Rossanda curato da Sergio Filippo Magni; un’intervista a Aldo Tortorella su Eugenio Donise e i comunisti napoletani curata da Arturo Scotto. Si parla di lavoro e critica del capitalismo con Alessio Francesco Olivieri che analizza la logistica, Mattia Gambilonghi che si occupa di riforme di struttura e transizione negli anni Sessanta in Italia, mentre Michela Cerimele indaga la condizione della forza lavoro in Vietnam. Peter Thomas e Nerio Naldi approfondiscono i concetti di Antonio Gramsci Fabrizio Denunzio parla di Kropotkin e l’ecologia tra rivoluzione scientifica e sociale. Michele Ciccone, Moneta e interesse nell’analisi di Ricardo. (red. cult.)

Ultimi articoli