di Antonio Marotta –
Il 30 aprile del 1982, alle nove del mattino Pio La Torre, segretario siciliano del PCI, insieme al compagno Rosario Di Salvo, furono barbaramente assassinati dalla mano mafiosa su ordine di perversi e destabilizzanti poteri occulti. Quel giorno saranno spezzate drammaticamente due vite, ma anche una visione di alternativa di società, che con le lotte proletarie stava sperimentandosi in Sicilia.
A 44 anni da quella strage, per i comunisti non solo è doveroso celebrare il loro ricordo, ma soprattutto di indagare l’attualità dell’analisi e della linea proposta e portata avanti da La Torre. Idee e prassi da cui possiamo trarre ancor oggi spunti e modelli significativi per la politica siciliana ed italiana. Lo scontro fra le classi “come motore della storia”, la lotta per i diritti come percorso per l’emancipazione, la lotta alla mafia, la Pace ed il lavoro come temi essenziali del Movimento dei Lavoratori.
Pio La Torre fu proletario di nascita. Uno dei cinque fratelli di una famiglia di contadini poveri che vivevano in condizioni di profonda indigenza, ad Altarello di Baida, una borgata alla periferia di Palermo.
Sin da ragazzo matura una naturale consapevolezza sui temi sociali schierandosi dalla parte dei lavoratori sfruttati dai latifondisti.
Nell’autunno del 1945, a 22 anni, si iscrive al Partito Comunista.
La richiesta delle masse contadine di una vera riforma agraria e un’ondata di proteste popolari che portò alle occupazioni delle terre incolte da parte dei braccianti lo induce a formulare la proposta: “la terra a tutti”, per l’ assegnazione in parti uguali, di pezzi di latifondo incolto, a tutti i braccianti che ne avessero bisogno”. La Torre organizza la lotta coinvolgendo i contadini di dodici paesi dell’hinterland palermitano, per confluire tutti a Corleone da dove sarebbero partiti per occupare e prendere possesso delle terre incolte. L’occupazione malgrado la forte repressione ebbe successo e quasi tremila ettari di terreno furono acquisiti e successivamente coltivati a grano.
L’occupazione delle terre porta ad una ulteriore significativa vittoria del movimento contadino guidato dal Partito comunista.
La grande capacità di saper interpretare i bisogni delle masse contadine meridionali e l’intelligenza di vedere in queste il soggetto capace di generare un cambiamento nel mezzogiorno, lo porta a costruire un movimento di lotta contro il latifondo per il diritto alla terra.
Nel 1950 è alla testa a Bisacquino di un partecipato corteo. Circondati dalle forze di polizia centinaia di manifestanti vengono arrestati e fra loro anche Pio La Torre. Rimarrà in carcere per circa un anno e mezzo.
Dopo il carcere inizia per La Torre un periodo importante di esperienze istituzionali ed incarichi politici che lo vede protagonista prima in Consiglio comunale di Palermo, poi come segretario regionale della Cgil e successivamente del PCI siciliano.
Per due legislature sarà deputato del PCI all’Assemblea regionale siciliana. Membro della Direzione Centrale del Partito, eletto per tre legislature come deputato alla camera, farà parte di diverse commissioni parlamentari ma soprattutto della commissione Antimafia.
Ritornato in Sicilia nel 1981, smentendo clamorosamente chi sospettava che la sua presenza avrebbe significato la prosecuzione dell’esperienza politica dell’unità nazionale fra DC e PCI, rompe immediatamente ogni possibile legame con la DC e determina il passaggio del PCI decisamente all’opposizione in Assemblea regionale siciliana.
Gli omicidi di Aldo Moro e successivamente del Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella fecero maturare in lui la consapevolezza dell’esistenza di un profondo intreccio fra potere politico, poteri occulti, poteri criminali e mafiosi e stragismo nero.
Il suo lavoro all’interno della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia fu importantissimo ed essenziale per i futuri sviluppi della lotta alla mafia. La Torre, insieme al giudice Cesare Terranova, redige la relazione di minoranza che metteva in luce i legami tra la mafia e importanti esponenti politici, in particolare della Democrazia Cristiana siciliana.
Alla relazione aggiunge la sua grande intuizione, la proposta di legge “Disposizioni contro la mafia” tesa a integrare la legge 575/1965 ed a introdurre un nuovo articolo nel codice penale: il 416 bis.
L’articolo tramite la legge 646 del 13 settembre 1982, detta “Rognoni–La Torre” fu approvato dal parlamento solamente dopo il suo assassinio e quello successivo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il 416 bis fu una proposta che segnò una svolta radicale nella lotta contro la criminalità mafiosa. Introducendo il reato di associazione mafiosa, stabiliva l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali, colpendo gli interessi economici della cupola.
Si intuisce che occorreva intervenire sui patrimoni del “sistema di potere mafioso” per poterlo indebolire drasticamente, nelle sue articolazioni ed evoluzioni: dalla mafia agricola e del latifondo, alla mafia urbana e dell’edilizia, fino alla mafia imprenditrice della ”borghesia mafiosa”.
La Torre, anticipando i tempi, amplia il concetto di potere mafioso. Avverte che sussiste un collegamento organico del sistema di potere mafioso e pezzi deviati dello Stato: “la compenetrazione è avvenuta storicamente come risultato di un incontro che è stato ricercato e voluto da tutte e due le parti, mafia e potere politico (…) La mafia è quindi un fenomeno di classi dirigenti”.
Ritroviamo, in quel periodo, la forza del pensiero di La Torre nella capacità di saper coniugare, inoltre, due grandi questioni, apparentemente distanti, quella mafiosa e quella della Pace, riunificandole in una battaglia comune.
Nell’agosto del 1981 Il governo italiano stipula l’accordo con la NATO per l’installazione di 112 euromissili nucleari Cruise, che potevano montare testate nucleari, nella base militare di Comiso.
La Torre lavora subito per l’organizzazione di un grande movimento contro l’istallazione, vista non solo come minaccia alla sicurezza dell’isola e dell’intero bacino del mediterraneo, ma come avamposto nucleare che avrebbe pesantemente condizionato il futuro della Sicilia.
L’isola sarebbe stata piegata esclusivamente agli interessi della NATO e degli USA, divenendone, di fatto, un protettorato. La Torre difende, contro le mire della NATO, le peculiarità dell’isola protesa nel mar mediterraneo come avamposto di pace e cooperazione con i popoli rivieraschi, terra di accoglienza dei migranti e di multiculturalismo, mettendo forse anche in discussione la stessa problematica apertura fatta da Enrico Berlinguer verso l’Alleanza Atlantica.
La Torre, inoltre, intuisce anche i forti interessi della borghesia mafiosa alla realizzazione di tale progetto che avrebbe condizionato e destabilizzato la Sicilia, rendendola, ancor di più, facile preda delle attività malavitose della signoria mafiosa.
A Comiso si saldava così la lotta per la Pace con la lotta antimafia.
La Torre lancia una petizione popolare che raccoglierà un milione di firme su cinque milioni di abitanti in Sicilia. Un risultato straordinario! Possiamo dire che quasi ogni famiglia siciliana sostenne quella iniziativa. Vi aderiranno forze politiche e sociali, non solo i partiti della sinistra comunisti e socialisti, ma anche i sindacati, associazioni, movimenti democratici, i cattolici progressisti come le Acli, che insieme costituiranno un vasto Fronte pacifista.
Piu di centomila saranno i presenti alla grande manifestazione di Comiso, provenienti da tutte le parti del mondo, nella quale il tema della Pace diverrà collante in una lotta concreta, forse per la prima volta nell’Italia repubblicana, fra studenti, contadini, operai e lavoratori.
Nell’ottobre 1981, a Comiso, Pio La Torre dichiarava un secco no alla “trasformazione della Sicilia in un avamposto di guerra in un mare Mediterraneo già allora profondamente segnato da pericolose tensioni e conflitti, “(…) noi dobbiamo rifiutare questo destino e contrapporvi l’obiettivo di fare del Mediterraneo un mare di pace (…)”, rilanciando la proposta di piena neutralità dell’isola e dell’Italia al di fuori di ogni alleanza militare.
La proposta di La Torre mantiene oggi la sua piena attualità, rimanendo l’unica via per poter sottrarre il nostro Paese, in piena applicazione dell’articolo 11 della Costituzione, da qualsiasi forma di collaborazione, anche se indiretta, ad una guerra imperialista alimentata dagli USA ed Israele che in piena violazione del diritto internazionale, ha scatenato e continua a causare morte, distruzione e genocidio in Palestina e nello scacchiere medio orientale.
Il 12 gennaio 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo emetteva l’ultima di una serie di sentenze individuando nella cupola mafiosa gli autori materiali dell’omicidio ed i suoi mandanti.
Alla luce delle ulteriori ricerche sull’omicidio di La torre e Di Salvo occorrerebbe oggi forse riconsiderare l’esclusività della pista mafiosa inserendola in un contesto più largo che comprenda l’intreccio fra politica-terrorismo–mafia, trovandone collegamenti e condivisioni strategiche.
Nell’odierna convulsa ed allarmante fase politica le intuizioni e la pratica politica di Pio La Torre sui temi della pace e della lotta alla mafia possono considerarsi pietre miliari e fondamenta per la costruzione di un ampio Fronte Democratico, Costituzionale ed antimafioso di alternativa al governo delle destre, che sia in grado di generare un profondo cambiamento della Sicilia.
Antonio Marotta
Direzione Nazionale – Antimafia sociale




