Dopo il 25 aprile anche il Primo Maggio ci saranno centri commerciali e supermercati aperti grazie alla norma di liberalizzazione selvaggia approvata con voto bipartisan durante il governo Monti.
Rifondazione Comunista invita a boicottare le strutture della grande e media distribuzione che saranno aperti il giorno della festa dei lavoratori.
L’apertura dei centri commerciali durante tutti i giorni festivi dell’anno – tutte le domeniche e le festività nazionali di natura laica o religiosa – è una prepotenza verso lavoratrici e lavoratori.
Questa norma iperliberista ha consentito l’ipersfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori della grande distribuzione, ma anche una concorrenza sleale nei confronti del piccolo commercio e degli esercizi di vicinato.
Si è consentito in questa maniera alla grande distribuzione di accaparrarsi la gran parte della spesa delle famiglie italiane provocando la crisi del piccolo commercio e la desertificazione delle nostre città e dei nostri paesi.
Nessun risultato sul piano della riduzione dei prezzi ma perdita del diritto al riposo e alla festa per lavoratrici e lavoratori, nonché ulteriore desertificazione dei nostri centri abitati.
Si tratta di una scelta antisociale che avvantaggia solo i grandi gruppi. Non si può assimilare lo shopping a servizi essenziali come la sanità o i trasporti che devono essere garantiti anche nei giorni festivi.
In Italia da troppi anni si sta facendo una politica a favore delle catene della grande distribuzione che – tra l’altro – supportano pochissimo l’economia locale sia sul piano delle forniture sia sul piano del reinvestimento degli utili.
Torniamo a chiedere che questa norma venga abolita e si torni – come in gran parte d’Europa – a una regolamentazione delle aperture domenicali e festive da parte di regioni e comuni.
La liberalizzazione degli orari e delle aperture non riguarda soltanto i lavoratori e le lavoratrici della grande distribuzione. E’ parte di un modello sociale in cui il profitto viene prima degli esseri umani. Le politiche neoliberiste erodono diritti, reddito, spazi di vita e libertà.
La “liberalizzazione” non è segno di modernità e di chissà quale presunto progresso a cui bisogna per forza adeguarsi visto che in Francia, in Germania e nella maggior parte dei paesi europei vige il principio dell’apertura domenicale e festiva per deroghe e comunque una regolamentazione ragionevole per tutelare lavoratori, piccolo commercio e consumatori.
fermare dilagare grande distribuzione, restituire vita a città e paesi non è impossibile. I consumatori possono essere accontentati con una turnazione delle aperture regolamentata sulla base delle esigenze territoriali e salvaguardando diritti di chi lavora.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista




