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CONTRO IL GOLPE ELETTORALE, FRONTE COSTITUZIONALE, DEMOCRATICO E ANTIFASCISTA

Documento approvato a maggioranza dal Comitato Politico Nazionale del 27 e 28 giugno 2026.

Rifondazione Comunista denuncia il carattere eversivo e anticostituzionale della nuova legge elettorale imposta da Giorgia Meloni che rappresenta un attacco definitivo a quel che resta della democrazia costituzionale. E’ un vero e proprio golpe istituzionale ad opera degli eredi del fascismo e della P2. Surrettiziamente si introduce di fatto il premierato senza formalmente modificare la Costituzione e quindi sottraendo al popolo il diritto di esprimersi in un referendum confermativo.

La repubblica parlamentare, voluta da padri e madri costituenti, viene definitivamente cancellata e lo si fa con una legge che distorce la rappresentanza e senza i contrappesi propri normalmente dei sistemi presidenzialistici. Avremo un Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo che potrà godere contemporaneamente di una forte maggioranza in parlamento e scegliersi il prossimo Presidente della Repubblica. Il tutto senza aver ottenuto la maggioranza dei voti. Impossibile minimizzare il pericolo fascista e autoritario insito in questa legge elettorale.

Come accade in tutti i campi la destra fascioleghista trova la strada spianata da decenni di scelte politiche sbagliate. Questa deriva di svuotamento della democrazia costituzionale fondata sulla centralità del parlamento è cominciata con la cancellazione nel 1993 della legge proporzionale che ci avevano lasciato in eredità padri e madri costituenti. Rivendichiamo l’opposizione controcorrente di Rifondazione Comunista negli anni ‘90 al maggioritario e al bipolarismo che immediatamente individuammo come complementare all’offensiva neoliberista sul piano socioeconomico e all’attuazione del trattato di Maastricht. Le leggi maggioritarie hanno consentito, a Berlusconi nel 1994 e a Meloni nel 2022, di vincere senza ottenere la maggioranza dei voti, mentre il nostro tentativo di ricostruire una forza anticapitalista popolare e della classe lavoratrice è stato schiacciato dalla tenaglia del bipolarismo e del voto utile.

Per questo rilanciamo la lotta per il ritorno a una legge proporzionale pura, che c’è in tanti paesi europei, che restituendo al parlamento il ruolo di “specchio del paese” è la condizione essenziale per una rinascita della democrazia e della partecipazione. La legge proporzionale è sempre stata quella per cui si sono battuti i partiti del movimento operaio socialista e comunista fin dall’800 perché la più democratica. È la legge voluta da chi combatté il fascismo per evitare il ritorno di rischi autoritari.

Se la crisi della democrazia costituzionale viene da lontano l’ascesa al governo dell’estrema destra di matrice fascista ha aperto la strada a un salto di qualità assai pericoloso che è stato fermato per ora solo dalla vittoria del NO nel referendum sulla giustizia.

Bisogna sviluppare nei prossimi mesi la campagna contro questa nuova legge truffa fascistissima e va rilanciata la mobilitazione contro l’autonomia differenziata dato che il governo sta tentando di aggirare la sentenza 192/24 della Corte costituzionale che ha bocciato la legge Calderoli.

Di fronte a una legge elettorale che consegnerebbe alla destra un potere pressoché assoluto si conferma la necessità di un fronte per la Costituzione. Per difendere quel che resta della democrazia costituzionale e la stessa unità della Repubblica bisogna mandare a casa questo governo nel 2027.

La nostra proposta politica

La proposta politica di fronte costituzionale, avanzata nell’ultima riunione del Comitato Politico Nazionale, ha trovato un’ampia eco sia sui mezzi d’informazione che nelle reti sociali. Si è aperto un dibattito nel quale si sono espresse opinioni differenti ma dal quale è emerso interesse e anche significativi consensi. Abbiamo intercettato il sentimento che si è espresso nel referendum e nelle mobilitazioni di movimento tra le quali sottolineiamo la manifestazione della convergenza “NoKings” di cui siamo tra i promotori.

Abbiamo chiarito che l’obiettivo del nostro partito non è aderire al cosiddetto “campo largo”, dal quale ci dividono ancora elementi importanti di analisi e di proposta politica su questioni decisive, ma di trovare una indispensabile forma di convergenza e accordo tecnico elettorale al fine di impedire che la destra reazionaria, autoritaria e con evidenti elementi di fascismo rappresentata da FdI, Lega e Forza Italia, possa tornare al governo nel 2027.

Se nei cortei si grida “cacciamo Meloni” non si può eludere il passaggio elettorale e la tattica necessaria per impedire la vittoria della destra.

Il fronte costituzionale, democratico e antifascista non è solo una proposta relativa allo schieramento elettorale, ma una parola d’ordine chiara che corrisponde alla fase politica attuale.

La centralità del riferimento alla Costituzione come fondamento di un’idea di società alternativa a quella delle destre e per costruire un’agenda programmatica diversa da quelle neoliberiste che hanno favorito il risorgere dei fascismi in Italia e in tutto il pianeta.

La nostra proposta politica, che si muove in piena coerenza con quella emersa dal congresso (ascesa della destra e del fascismo a livello planetario come valutazione della fase, rimozione del dogma dell’impossibilità di qualsiasi accordo anche solo elettorale con il centrosinistra laddove ne esistano le condizioni e contemporaneamente impossibilità di un’adesione organica a coalizioni) traccia un percorso di azione politica, uno spazio possibile di mobilitazione sociale e un terreno di confronto con tutte le diverse forze organizzate nella società che aspirano ad una direzione politica del paese alternativa sia alla destra che alle politiche neoliberiste perseguite negli anni passati da una parte delle forze di centrosinistra. Non deve essere inteso come una semplice ricerca di intese tra direzione di partiti, che pure evidentemente, in relazione alla scadenza elettorale del 2027, restano necessarie. La convergenza elettorale che auspichiamo e che riteniamo necessaria sarà anche il frutto della nostra capacità di iniziativa e di lotta e del rifiuto di rinchiuderci in un ghetto autoreferenziale.

Deve essere chiaro che gli eventuali punti che rendano possibile l’accordo tecnico elettorale con il campo largo non possono realisticamente coincidere con i nostri obiettivi di fase per i quali noi lotteremo indipendentemente dall’accordo ed è per questo che la nostra proposta unitaria non implica la rinuncia alla nostra autonomia politica. Non ci illudiamo che gli obiettivi di fase propri di un partito comunista diventino programma di governo ma lavoriamo perché si possa determinare una convergenza su punti qualificanti che costituiscano una svolta rispetto al governo Meloni e rispondano alle principali emergenze sociali determinando un quadro politico più avanzato per le lotte del nostro partito, delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali.

Combattere le destre per difendere le libertà di conoscenza, di cultura e di informazione

Stiamo assistendo ad un continuo gravissimo attacco del governo fascista a tutte le forme di libertà di pensiero, di espressione, di informazione e di formazione. Attacco che riguarda il ruolo delle istituzioni culturali e la loro vita democratica, le libertà di insegnamento nelle scuole e nelle università, la libertà di informazione nella carta stampata come nel servizio pubblico radiotelevisivo, la stessa libertà di espressione artistica attraverso forme di censura o attraverso metodi di finanziamento che premiano solo chi è forte sul mercato.

Attacchi che riguardano i licenziamenti di giornalisti per “reati d’opinione”, chiusura di programmi della Rai, fino alla recente gravissima intimidazione di stampo fascista nei confronti dell’Associazione Nazionale Editori che organizza la manifestazione “Più libri più liberi” per aver inserito la frase “Valori antifascista alla base dell’ordinamento democratico” all’interno del regolamento della manifestazione. È necessario impegnare tutto il partito in difesa del pluralismo informativo e culturale come base della stessa democrazia.

In risposta alle politiche del governo si sono formati diversi “movimenti”, “reti” e “organizzazioni”, fuori dai sindacati e dalle associazioni tradizionali. Stiamo lavorando con loro e per questo dobbiamo sostenere le loro lotte e le loro iniziative ma mantenendo fermi i punti della nostra proposta senza farci coinvolgere in iniziative e proposte a volte “populistiche” che rischiano di restringere ancora di più gli spazi di democrazia. Ribadendo innanzitutto il ruolo centrale dello Stato nelle istituzioni culturali e in tutto ciò che riguarda la produzione di conoscenza, di informazione e di cultura.

Dobbiamo portare avanti la nostra battaglia per una riforma democratica del servizio pubblico radiotelevisivo, per leggi sui conflitti di interesse e antitrust, in difesa dei diritti e della dignità del lavoro culturale e giornalistico.

Da dove viene Vannacci

L’emersione del fenomeno Vannacci e del suo partito apertamente fascista è conseguenza della incessante propaganda razzista, xenofoba, omobitransfobica e fascista con cui Meloni e Salvini, supportate dalle reti Mediaset e dai quotidiani di Angelucci, hanno incessantemente portato avanti imitando e con l’aiuto del movimento MAGA statunitense e dell’internazionale nera.

Rifondazione denuncia la matrice patriarcale dell’ennesimo omicidio omofobo e dell’ennesimo femminicidio, quelli del giovane omosessuale Mirko Moriconi e di sua madre Kathy Andreoni, per mano di un padre e marito incapace di accettare la loro autodeterminazione. Questi omicidi non sono un fatto privato o un raptus: sono la punta più estrema di un iceberg culturale che affonda le radici in una visione patriarcale e violenta della società, contro la quale Rifondazione Comunista è da sempre in prima linea. Le nostre condoglianze e la nostra solidarietà vanno alla comunità LGBTQIA+ e alle donne, bersagli di violenza inaccettabile, che si esprime con maggiore alacrità in un contesto di sdoganamento di atti di violenza e discriminazione in cui si inseriscono anche le recenti aggressioni alle sedi di associazioni trans e ai segmenti famiglie arcobaleno e trans al Roma Pride.

Di fronte a questo assassinio annunciato, il silenzio del Governo e le dichiarazioni di esponenti come l’europarlamentare Roberto Vannacci risultano non solo vergognose, ma profondamente complici. Vannacci definisce gli omosessuali “non normali” e nega la specificità dei crimini di omofobia e dei femminicidi. Parole spacciate per “libertà di pensiero”, ma che sono in realtà un preciso e deliberato atto di istigazione all’odio, un tentativo di delegittimare le persone LGBTQIA+ e di dipingerle come cittadini di serie B, contribuendo a creare quel terreno fertile su cui crescono la violenza e la discriminazione.

Vannacci non è solo un provocatore: è l’espressione di quella cultura politica italiana e mondiale che, con organizzazioni che vanno dai nostrani ProVita al World Family Congress, vuole cancellare anni di conquiste sociali e civili e riportarci indietro nel buio della mentalità patriarcale – la stessa cultura di cui l’attuale governo si è fatto portatore e legislatore fin dal primo giorno di insediamento, varando leggi che limitano la libertà di espressione della comunità LGBTQIA+ e negano il diritto a esistere delle persone trans*e non binarie così come quello delle famiglie arcobaleno, legittimando in questo modo chi considera queste persone come anormali e perverse.

Rifondazione è e sarà sempre al fianco delle persone oppresse, contro ogni forma di fascismo e discriminazione e ci batteremo per l’abolizione di tutte le leggi e regolamentazioni liberticide e repressive varate da questo governo, perché è solo abbattendo i muri dell’odio e degli schemi culturali ancora vigenti e costruendo una società basata sull’uguaglianza sostanziale di tuttə che potremo fare sì che il macello patriarcale non si ripeta mai più.

Come abbiamo riaffermato partecipando alla manifestazione di Amendolara per noi la lotta antirazzista e la solidarietà con lavoratrici e lavoratori immigrati è una discriminante essenziale nella lotta di classe contemporanea.

L’EUROPA LEALE VA A DESTRA E FA LA GUERRA

L’Unione Europea ha realizzato, nelle scorse settimane, un vero e proprio salto di qualità di ordine repressivo e proibizionista nella guerra che a avanti da decenni. Con l’approvazione del Patto migrazione asilo, votata dal parlamento europeo il 12 giugno, con il voto contrario del gruppo the Left, Verdi, dei parlamentari del Pd, si cancella nei fatti la possibilità di ottenere protezione in Europa. Con l’approvazione del Regolamento Rimpatri, pochi giorni dopo, votato da popolari, conservatori ed estrema destra, si è ottenuta la possibilità di realizzare centri hub per i rimpatri fuori dall’Europa, in cui interi nuclei familiari potranno essere reclusi a tempo indeterminato. Questi sono e saranno gli assi portanti della vera “remigrazione”, non quella raccontata da ex generali e movimenti fascisti, ma quella attuata in funzione della regolamentazione della forza lavoro ritenuta utile all’economia UE, ma da tenere in condizioni di precarietà che va separata da chi è considerato poco adatto allo sfruttamento e, in quanto tale, sarà deportato. Si tratta della cartina di tornasole con cui guardare ciò che, in economia di guerra, colpirà tutte le lavoratrici e i lavoratori e contro cui è necessario costruire forte opposizione di massa.

Le giornate di Bruxelles – manifestazione ‘welfare not warfare” e forum – e quella di Londra costruite da vasti e importanti schieramenti contro il riarmo, per la pace e contro il genocidio in Palestina sono stati momenti di grande importanza. Come Rifondazione Comunista abbiamo contribuito sia dal versante dei movimenti che abbiamo lavorato a costruire, Stop ReArm Europe, No Kings, sia da quello del Partito della Sinistra Europea che si è confermato, pur con i suoi limiti e le contraddizioni presenti anche nelle sinistre alternative, il soggetto più coerentemente in campo contro riarmo e guerra, socialmente e politicamente attivo.

Il contributo dall’Italia, nostro e dei movimenti, è stato importante e riconosciuto. Si conferma che in Italia c’è una cultura politica critica della guerra e della militarizzazione ma anche delle varie fasi della globalizzazione e dei conflitti imperialisti e di potenza. Una cultura non marginale ma che sta nella Storia della costruzione democratica del nostro Paese, del modello sociale europeo, di un’idea di comunismo democratico. Questa cultura è oggi fondamentale.

L’Europa Reale sta andando in una direzione densa di rischi che cancellano le conquiste del ‘900 e ripropongono in modi inquietanti la presenza di destre a matrice fascista che potrebbero trovarsi alla guida dei principali Paesi. Tutto ciò che prevedemmo da Maastricht e dal dissolvimento della Jugoslavia in poi si è andato purtroppo avverando.

Il processo di sostituzione del welfare con il warfare corre spedito. La volontà di diventare potenza militare si accompagna all’”estrattivismo” di ricchezza sociale costruita nel “trentennio glorioso” per favorire privatizzazioni e finanziarizzazioni. In Germania va avanti contemporaneamente il riarmo, un doppio asse politico e militare con Ucraina e Israele e l’attacco alle pensioni. Questo mentre l’Afd è data nettamente come primo partito. È molto importante quindi ciò che di nuovo e di mobilitante è uscito dal congresso della Linke.

La Commissione Von Der Leyen è ormai evidentemente il punto di riferimento dei processi più pericolosi in atto. La militarizzazione. L’approccio guerrafondaio. I vergognosi doppi standard con la copertura al genocidio di Israele. Il rapporto tra tecnocrazie e nazionalismi. Le doppie maggioranze sistematiche come nel caso vergognoso dell’approvazione del regolamento sulla reimigrazione col voto e l’orribile coro delle destre. Si incontrano i Talebani per rimpatriare gli Afghani. Si toglie la protezione umanitaria agli ucraini che disertano la guerra.

Questa Commissione non è un riparo ma un traghetto verso le destre. Va sfiduciata. Finalmente si comincia ad aprire su questo un dibattito anche nel PD. Il tema però non è solo politico ma storico. Il ruolo che il PCI seppe avere nella costruzione dell’Italia democratica e costituzionale con il suo scioglimento è del tutto mancato nella costruzione dell’Europa Reale mentre gli ex-comunisti al pari delle socialdemocrazie hanno fatto proprio l’ordoliberismo e un acritico atlantismo. I partiti di centrosinistra hanno favorito un processo neoliberista, ademocratico, autoritario, funzionalistico, geopolitico. Che culmina in una sorta di “nazionalismo europeo” sommatoria di tanti nazionalismi. Perso l’orizzonte socialista si è perso anche quello democratico.

Permangono in Italia per fortuna culture profonde che possono consentire una ridiscussione radicale e nell’immediato una opposizione a riarmo e guerra. Dire oggi più Europa è accettare l’Europa Reale che va verso il peggio. Serve un’altra Europa a partire dalla riaffermazione della nostra Costituzione contro i trattati europei e le scelte della UE. Noi possiamo e dobbiamo contribuire anche grazie alla nostra cultura fondativa e alla lunga pratica fatta. È indispensabile aprire un vero conflitto politico tra destra e sinistra a livello europeo a partire dal ritiro della fiducia (per chi l’ha concessa) nei confronti di Ursula con der Leyen. Questa Europa – neoliberista e guerrafondaia – non rappresenta l’alternativa al trumpismo.

CLIMA: DESTRA ITALIANA NEGAZIONISTA COME TRUMP

L’emergenza climatica riemerge nella sua drammaticità in questi giorni ricordando quanto il negazionismo della destra italiana sia stato completamente allineato con quello di Trump. Come scrive Bellamy Foster sull’ultimo numero di Montly Review: “La crisi ecologica planetaria è una manifestazione della pulsione di morte del tardo imperialismo, per cui l’espansione della riproduzione del capitale finanziario monopolistico dipende dalla distruzione delle condizioni di vita. (…) Lo Stato capitalista è diventato più autoritario, dando origine all’ecofascismo come manifestazione virulenta del neofascismo incarnato dall’amministrazione di Donald Trump. In quest’epoca di irrazionalità, la crisi ecologica creata dal capitale viene strenuamente negata. Al contrario, la risposta ecofascista ha comportato un’intensificazione della lotta per il dominio, il controllo delle risorse, l’ipernazionalismo, l’oppressione dei popoli, l’anti-immigrazione, il razzismo e l’annientamento dell’ambiente, il tutto nell’interesse dell’accumulazione di capitale. Più che un semplice ossimoro, l’ecofascismo è l’ecologia dello sterminismo”.

Cacciare questo governo è obiettivo fondamentale per rilanciare le energie rinnovabili e fermare la dissennata scelta del nucleare.

IN MOVIMENTO CONTRO GUERRE, RIARMO E GENOCIDIO

La complicità del governo Meloni con le guerre illegali e i crimini di Netanyahu e Trump è stata smascherata da ultimo dalle rivelazioni del segretario generale della NATO Rutte.

Come chiediamo da sempre bisogna fare piena chiarezza sul tipo di accordi che intercorrono tra Italia e Stati Uniti per l’utilizzo delle basi, e sulla catena decisionale che riguarda strutture a gestione statunitense o congiunta. Per questo ci uniamo alla Rete Italiana Pace Disarmo nella richiesta al Governo di un’informativa urgente e completa in Parlamento sulle operazioni svolte dalle basi in Italia in relazione alla guerra contro l’Iran e soprattutto della pubblicazione degli accordi bilaterali e NATO che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi statunitensi in Italia.

L’Italia ha una Costituzione che ripudia la guerra (articolo 11) ma negli ultimi decenni è stata ridotta a “piattaforma di proiezione di potenza” degli Stati Uniti senza nemmeno che cittadini e Parlamento ne siano informati.

Si conferma quindi la necessità di costruire la campagna, come definita nell’ultimo CPN, per un’Italia neutrale in vista di un’Europa libera dalla NATO e per una nuova sicurezza comune dall’Atlantico agli Urali. Il no alla NATO e alla presenza di basi militari USA non sono rivendicazioni del passato ma necessità del presente.

La lotta contro il riarmo, la guerra e il genocidio è il terreno immediato di una lotta per un’Europa di pace e per difendere quel che resta del modello sociale europeo che è sotto attacco del capitale e del militarismo.

Abbiamo assistito negli ultimi mesi ad una progressiva estensione dei conflitti militari con una decisiva responsabilità dell’Amministrazione USA e del governo fascista israeliano. Sono state clamorosamente smentite le tesi di chi affidava a Trump le speranze di uscire dallo stato di guerra permanente. In realtà, come è sempre accaduto nella storia, le tendenze autoritaria e fasciste si sono sempre accompagnate ad un imperialismo aggressivo e predatorio.

Nella fase attuale di trasformazione epocale delle forme produttive si è squadernato da parte delle classi dominanti il proposito di superamento delle forme della democrazia. La guerra permanente si inserisce in questo quadro e pertanto ogni reale opposizione alla guerra non può che essere contemporaneamente, per noi, anche azione politica di difesa ed estensione della democrazia costituzionale palesemente aggredita dai neofascismi “MAGA” come delle ambizioni neoimperialiste europee.

L’impegno del partito contro le guerre deve svilupparsi sia nella solidarietà al popolo palestinese che nella condanna di ogni aggressione imperialista. La lotta popolare contro il regime reazionario degli Ayatollah non giustifica l’aggressione militare che ha reso più difficile quella stessa lotta, oltre a portare lutti e distruzioni per le classi popolari.

Esprimiamo la massima solidarietà al popolo e al governo di Cuba che stanno affrontando la minaccia concreta di una aggressione militare statunitense e un blocco criminale e genocida.

Grande preoccupazione presentano gli sviluppi della guerra in Ucraina dove esiste il pericolo concreto di un’escalation che può diventare incontrollabile. È necessario per questo riprendere e sviluppare l’iniziativa di StopRearm alla quale abbiamo attivamente partecipato.

Rifondazione Comunista ritiene che l’impegno di tutte le forze pacifiste e progressiste debba essere orientato ad arrivare quanto prima ad un cessate il fuoco che consenta l’avvio di una trattativa che sia finalizzata a garantire la sicurezza di tutti e il rispetto della volontà democraticamente espressa delle popolazioni interessate. Mentre ci impegniamo per bloccare la corsa al riarmo dell’Unione Europea, confermiamo l’orientamento assunto unanimemente dal PRC, subito dopo l’inizio della invasione russa, quando ci siamo espressi “contro la NATO e contro Putin”.

Se sono fuori di dubbio le responsabilità della NATO nel determinare le condizioni per il conflitto e va respinta la riabilitazione di criminali alleati del nazismo da parte del governo ucraino, e a questo va chiesto di rimuovere tutte le forme di censura e di proibizione dei partiti di opposizione e la piena garanzia dei diritti delle minoranze interne, in particolare russofona, è necessario che anche il governo russo si impegni a mettere fine quanto prima alla guerra.

Bisogna che l’Italia, sottraendosi ai condizionamenti del complesso militare-industriale e contrastando apertamente i settori militaristi e bellicisti presenti nell’Unione Europea, assuma direttamente una propria iniziativa politica, eventualmente coinvolgendo altri governi europei, finalizzata all’avvio di vere trattative destinate a mettere fine al conflitto. Nel momento in cui altri governi dell’Unione europea sviluppano proprie autonome iniziative in direzioni contrarie alla pace, l’Italia deve diventare protagonista di una propria iniziativa legandola alla contestuale cessazione dell’invio di armi.

LA CAMPAGNA TAX THE RICH – UN PER CENTO EQUO

La proposta di legge per la tassazione dell’1% sul patrimonio dell’1% più ricco del Paese ha trovato una immediata e positiva rispondenza soprattutto tra i giovani. In meno di un mese sono state raccolte più di 50.000 firme, quelle necessarie per la presentazione formale al Parlamento. Il nostro obbiettivo è però di utilizzare tutto il periodo che ci divide dalla scadenza del 15 novembre per raccogliere un numero molto superiore di sottoscrizioni. Per questo è importante l’impegno di tutto il partito nel corso dell’estate con banchetti e iniziative.

È il primo passo di una più generale piattaforma – a partire da quella sul diritto all’abitare – di un partito di classe che vuole qualificarsi come il partito della giustizia sociale.

GRAZIE MOLFETTA!

L’ultima tornata delle elezioni comunali ha visto una prima concretizzazione della linea uscita dal congresso con l’abbandono dello schema rigido di rottura a priori – imposto persino con un emendamento allo statuto – che costringeva le realtà territoriali a uniformarsi a prescindere dal contesto e dalle dinamiche locali.

La scelta congressuale del riconoscimento dell’autonomia alle organizzazioni territoriali nel decidere se e quali alleanze o accordi sottoscrivere, a partire dai contenuti programmatici e dal contesto territoriale, senza essere rinchiusi in una gabbia decisa dall’alto, ha dimostrato la piena capacità delle nostre compagne e compagni di fare politica senza far derivare automaticamente la collocazione locale dalla proposta che abbiamo avanzato a livello nazionale. Le differenti modalità di presentazione – liste di partito o partecipazione a liste civiche o candidature indipendenti in altri partiti della sinistra – sono conseguenza di differenti contesti.

Questa articolazione ha consentito anche un positivo, seppur limitato, rientro nelle istituzioni, condizione fondamentale per il nostro partito al fine di essere cerniera tra la dimensione politico-elettorale e quella del conflitto sociale, che si alimentano e sostengono a vicenda.

Inoltre il simbolo del partito è tornato sulle schede elettorali in molti Comuni, a volte dopo quindici o vent’anni di assenza, con risultati a volte confortanti e in alcuni casi entusiasmanti.

Salutiamo in particolare con gioia e gratitudine la vittoria del nostro compagno Manuel Minervini a Molfetta e la netta affermazione della nostra lista nell’ambito di una larga coalizione progressista. Una vittoria che contiene molte indicazioni sulla linea da perseguire ma anche sull’importanza dell’unità di un partito che nel circolo discute con il pluralismo che ci contraddistingue ma poi agisce compatto e unito.

Molfetta e altre esperienze dimostrano che l’autonomia del partito, la capacità di perseguire la propria strategia politica e la continuità dell’azione politica e sociale sono una condizione essenziale per tornare ad essere protagonisti.

Con l’elezione di Manuel Minervini aumenta il numero dei sindaci di Rifondazione Comunista, tra cui Favara, Polistena, Torre de Passeri.

Compito del partito è valorizzare e coordinare queste esperienze e in generale quelle delle compagne e dei compagni elette/i negli enti locali.

Se un elemento critico emerge dalle elezioni comunali è l’assenza di una presenza visibile del nostro partito anche in realtà dove pure esiste un’organizzazione. È paradossale che, mentre si dedicano mesi e mesi a discutere di ciò che dovrà fare il partito nelle elezioni nazionali del 2027, non si sia poi in grado di intervenire sull’appuntamento elettorale che si svolge sul proprio territorio. Si esprime qui il rischio di trasformare organizzazioni del nostro partito da luoghi vivi in prima fila nella lotta politica a commentatori da social network. Rimane il dato che in gran parte dei comuni non vi è più una presenza organizzata del partito e questo dato evidenzia quanto le sconfitte subite negli ultimi diciotto anni abbiano ridotto il nostro radicamento sociale.

Il comitato politico nazionale ringrazia tutte le compagne e i compagni che con spirito di servizio hanno dato la disponibilità alla candidatura o hanno contribuito con il proprio impegno militante alla campagna elettorale.

Ricostruire una presenza diffusa e una forza elettorale di Rifondazione Comunista è il compito che ci siamo dati all’ultimo congresso contrastando la tendenza a dare per definitivamente sepolta questa prospettiva. La straordinaria vittoria di Molfetta incoraggia su questa strada.

Siamo il partito di Genova 2001 e del movimento dei movimenti, che entrò immediatamente nel 1994 in sintonia con l’insurrezione zapatista, nel 1999 con la rivolta di Seattle e partecipò ai Forum Sociali Mondiali. Per questo torneremo a Genova a luglio in Piazza Alimonda per ricordare Carlo Giuliani e le giornate del G8, con lo sguardo sul presente e aperto sul futuro.

Il cpn impegna tutto il partito nella campagna per il tesseramento 2026 e nella digitalizzazione, nelle campagne nazionali e internazionaliste, e in particolare impegna tutti i circoli, le federazioni e i comitati regionali nella campagna “Un per cento equo” con banchetti, conferenze stampa, iniziative di dibattito, volantinaggi.

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