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HomeDipartimentiAgricolturaRifondazione: l’omicida di Satnam Singh è stato condannato, ma non basta

Rifondazione: l’omicida di Satnam Singh è stato condannato, ma non basta

La sentenza di ieri, del tribunale di Latina, che ha emesso la condanna per omicidio volontario commesso, dal “padrone” nei confronti del bracciante Satnam Singh è un segnale positivo. Chi parla di “remigrazione” e di sicurezza ha rimosso cosa significhi trovarsi un braccio tranciato da una macchina agricola, morire dissanguato davanti alla moglie dopo che un corpo non più adatto per essere sfruttato veniva abbandonato, senza chiamare i soccorsi, davanti alla propria abitazione, nel più totale disprezzo per la vita umana. Una vita che valeva 16 anni di condanna. Ma ora? Ribadendo la nostra vicinanza tanto alla moglie quanto ai tanti lavoratori che nell’Agro Pontino, nel collegio in cui è stata eletta la presidente del Consiglio, ogni giorno rischiano la vita e si spezzano la schiena per pochi euro, c’è da agire non permettendo al silenzio di regnare impunito. Occorre uno scatto d’orgoglio perché forze politiche di opposizione, società civile, sindacati, impongano il rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora. Quella è la sicurezza per cui bisogna trovare le giuste risposte. Non accade solo nei campi dove è stato ucciso Satman, ma in tutto il Paese, dove lo sfruttamento si realizza, spesso nella complice indifferenza di chi, da quelle braccia, trae profitto. Già in questi primi giorni d’estate, lavoratori sono stati uccisi non dal caldo ma da chi può pretendere tutto dalla loro vita. Monitorare i territori e aprire vertenze è il modo migliore per onorare la memoria di Satnam e di quelli come lui

Angelo Leo, responsabile nazionale agricoltura
Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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