Dona con
HomeDipartimentiSanitàRifondazione “medici perquisiti per aver sottratto migranti alla detenzione: cosa ne penserebbe...

Rifondazione “medici perquisiti per aver sottratto migranti alla detenzione: cosa ne penserebbe Ippocrate?”

Articolo precedente
Articolo successivo

Nelle scorse ore una ventina di medici sono stati sottoposti a perquisizioni e interrogatori, pur non essendo ad oggi indagati, per aver dichiarato che le condizioni di salute di alcuni cittadini immigrati, che erano in fase di trattenimento nei centri permanenti per i rimpatri (CPR), non potevano essere trattenuti. Ovviamente è montata l’accusa delle destre contro i “camici rossi” rei di aver permesso la liberazione di “clandestini”, potenzialmente pericolosi e da rimpatriare. Proviamo a fermarci al giuramento di Ippocrate che il medico è tenuto a rispettare, indipendentemente da condizionamenti esterni. I CPR sono per loro natura luoghi inadatti al trattenimento di chiunque, i tanti casi di suicidio tentato o riuscito ne sono la controprova, l’uso e l’abuso, richiesto o, sembra, indotto di psicofarmaci ed ansiolitici per superare lo stress di lunghi periodi di detenzione nel nulla e senza aver commesso reati penali, è oramai oggetto di ampia letteratura. Tutto quanto accade in quei luoghi diviene inevitabilmente discrezionale e se si ha la fortuna – già questo è terribile – di incontrare medici coscienziose/i che effettuano una comparazione fra l’invivibilità del luogo di trattenimento e le condizioni psicofisiche del trattenuto, è quasi inevitabile che ci si pronunci per il diniego alla permanenza nel centro. Si tratta di diagnosi che hanno ben poco di ideologico, si basano o su una decisione basata sulla medicina preventiva affinché una persona già provata non subisca un crollo ulteriore o sul fatto che già all’ingresso le condizioni di salute sono incompatibili persino col tentativo di rimpatrio. Una scelta delicata che a volte può anche salvare una vita ed è questo che i medici sono chiamati a fare, rischiando di eccedere magari, ma le cui diagnosi non possono essere messe in discussione da un potere politico o da logiche di propaganda. Intimidire i medici che rispettano il loro giuramento, limitarne il ruolo, questo si che andrebbe configurato come reato. Per questo Rifondazione Comunista non può che essere al fianco dei professionisti a cui si vuole impedire di esercitare legittimamente la propria professione.

Rosa Rinaldi, responsabile nazionale Sanità
Stefano Galieni, responsabile nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Ultimi articoli