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Rifondazione: decreto salario giusto è una truffa

Giorgia Meloni usa ancora la data del 1 Maggio per prendere in giro lavoratrici e lavoratori. Come al solito i soldi stanziati vanno alle imprese non a chi lavora. Invece di introdurre finalmente il salario minimo orario si inventa con ii decreto un presunto salario giusto che è aria fritta, anzi una truffa.
Basti analizzare il comma 1 dell’articolo 7 che rappresenta un passo indietro rispetto alle sentenze della Cassazione che hanno sancito il contrasto fra alcuni contratti nazionali, come quello della vigilanza, e il dettato costituzionale all’articolo 36. Per il decreto meloniano invece la retribuzione costituzionale sarebbe quella sottoscritta dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Insomma il decreto serve per impedire che siano i tribunali a costringere le imprese a pagare quanto dovuto. Una nuova maniera, dopo gli emendamenti che tentarono di infilare nella legge di bilancio, per fregare lavoratrici e lavoratori e tentare di bloccare contenziosi e risarcimenti. Il decreto non è efficace neanche contro i contratti pirata dilagati grazie alla legge Sacconi dell’allora governo Berlusconi. Infatti i criteri per individuare le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sono macchinosi e farraginosi. Anche l’articolo 12 dedicato a un presunto contrasto al caporalato digitale per i rider e cioè i lavoratori “mediante piattaforme digitali” è una fregatura. Siamo di fronte a un passo indietro rispetto alla giurisprudenza che prevede già che questa tipologia di lavoro vada considerata di per sé subordinata, salvo prova contraria da parte delle imprese. Nel decreto la presunzione di subordinazione è formulata in modo troppo generico, è un vago “può essere”. Il governo Meloni è al servizio dei padroni, contro la classe lavoratrice, sia quella con cittadinanza italiana sia quella immigrata da altri paesi. La continua propaganda xenofoba dei fascioleghisti serve solo a nascondere la reale natura di classe della destra.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Paolo Benvegnù, responsabile lavoro di Rifondazione Comunista

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