Intervista a Paolo Flamini. Medico del SSN – Attivista di Medicina Democratica
a cura di Alba Vastano –
“Nel progetto del PNRR si è pensato in modo prioritario a curare l’aspetto edilizio con il restauro dei vecchi presidi o la creazione di (pochi) nuovi. Digitalizzazione ed ammodernamento sono sicuramente importanti, ma ora si pone il problema di chi andrà a lavorare in queste strutture e tutte le vertenze emerse con i MMG, (i quali, ricordiamolo, sono privati convenzionati), coinvolti solo negli ultimi giorni, hanno fatto emergere il problema principale. Chi fa cosa negli ospedali e nelle case di comunità? Negli scorsi anni, i blocchi del turnover e le varie spending-review con tagli lineari, hanno creato dei vuoti di personale che ora è complicato colmare se non con un piano di assunzioni straordinario” (Paolo Flamini).
La CGIL ha promosso due distinte proposte di legge di iniziativa popolare per tutelare la sanità pubblica e garantire i diritti dei lavoratori in appalto, attualmente in fase di raccolta firme.
I punti salienti dei due testi normativi sono:
Diritto alla Salute: Chiede lo stop all’esternalizzazione dei servizi sanitari essenziali (a partire dal 2027) e il superamento dei tetti di spesa per il personale. Prevede inoltre un piano straordinario di assunzioni nel SSN, l’abbattimento delle liste d’attesa e il rafforzamento della medicina territoriale.( Puoi consultare il testo completo sul sito ufficiale CGIL. [1, 2, 3])
I Diritti non si Appaltano: Stabilisce il principio di parità di trattamento per i lavoratori in appalto e subappalto. Prevede che a parità di mansioni svolte nel ciclo produttivo, i lavoratori esterni abbiano lo stesso salario, le stesse tutele normative e lo stesso inquadramento dei dipendenti dell’azienda committente.( Il testo integrale è disponibile sul sito della CGIL Lazio. [1, 2])
Paolo Flamini, medico, ci offre una panoramica informativa sugli sviluppi delle proposte Cgil: Tutela dei lavoratori in appalto e subappalto. No alle liste di attesa nella sanità e piano straordinario assunzioni. No alle esternalizzazioni …
Alba Vastano: Da operatore della salute pubblica, come medico, ci descrivi, in sintesi, in quale situazione versa la sanità pubblica, con particolare attenzione nella regione Lazio?
Paolo Flamini: La Sanità pubblica, negli anni, ha subito gli effetti di tutte le varie “controriforme” della L. n.833/1978 a partire dal D.Lgs n.502/1992. L’aziendalizzazione, il vincolo di pareggio di bilancio delle aziende sanitarie entrato in Costituzione con i dettati di Maastricht, le aziende sanitarie (aumentate sempre di più di dimensioni negli anni) contrariamente al disegno di prossimità e decentramento da cui avrebbero dovuto essere ispirate, hanno costituito una deriva che ha prestato il fianco ad una presenza sempre più ingombrante della sanità privata, convenzionata o meno.
Passando dal D.Lgs. n. 229/1999 per finire alla riforma del Titolo V della costituzione con la regionalizzazione e i conseguenti vincoli di spesa alla gestione diretta e alle assunzioni, la situazione del Servizio Sanitario Nazionale, mutato in ventuno Sistemi Sanitari Regionali diversi è quindi peggiorata di anno in anno con un aumento, da parte dei cittadini, di quella che viene definita la spesa “out of pocket”, ovvero il pagamento di prestazioni, esami o farmaci sostenuto direttamente dai pazienti e non rimborsato. La nostra Regione non si è discostata dal panorama nazionale con più del 50% della spesa sanitaria ormai destinata al privato convenzionato. Dal 2007 in piano di rientro dal disavanzo sanitario, al momento la Regione Lazio, ha adottato il Programma operativo 2024-2026.
A.V.: Con la proposta di legge del 24 marzo 2026 La Cgil ha avviato una campagna di raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare, promosse insieme ad un vasto numero di organizzazioni e associazioni della società civile, dedicate ai temi della sanità pubblica e degli appalti. “Io firmo per il diritto alla salute” e “Io firmo per stesso lavoro, stesso contratto” sono le due proposte di legge che indicano una strada alternativa alle tesi sull’insostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Quali sono gli obiettivi che si propone la campagna ?
P.F.: Uno mira a difendere diritti, salari e sicurezza di chi lavora negli appalti. L’altro a difendere e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale. L’obiettivo è quello di riportare al centro del dibattito la sanità proponendo una strada alternativa alle tesi sull’insostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Non è una riforma dello stesso (come auspicabile), ma un primo passo, necessario sicuramente, ma, mi auguro, non il programma definitivo di una Sanità futura che richiede molte più riforme. I principali punti della LIP riguardano:
Un livello di finanziamento del fondo sanitario nazionale non inferiore al 7,5% del PIL. L’abolizione del tetto di spesa per il personale del SSN con l’introduzione di limiti alle esternalizzazioni e la garanzia di assunzioni a tempo indeterminato del personale necessario ad assicurare prevenzione, assistenza e cura. Il passaggio progressivo dei MMG (Medici di Medicina Generale) e dei PLS (Pediatri di Libera Scelta) dall’attuale rapporto convenzionale alla dipendenza del Servizio Sanitario Nazionale. La proposta di legge mira inoltre ad assicurare il completo sviluppo in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale dell’assistenza territoriale, programma definito dal DM 77/2022 con la creazione degli Ospedali di Comunità, Case della Comunità e Distretti. Mancano sicuramente molti altri aspetti (uno su tutti l’abolizione dell’Aziendalizzazione della Sanità), motivo per cui vi è stata un’adesione “critica” alla Proposta di legge da parte dell’Associazione di cui faccio parte.
A.V.: In una recente iniziativa per promuovere la campagna firme, un delegato della CGIL ha illustrato una serie di negatività della sanità pubblica regionale, fra cui: “… la politica deve aprire una discussione seria sul futuro della sanità. Basta delegare la scelta ai tecnocrati. I cittadini meritano risposte ”. Su quali aspetti la gestione dei tecnocrati ha danneggiato il sistema sanitario pubblico a danno dei cittadini?
P.F.: Un altro emendamento che era stato presentato, (purtroppo non accolto) era relativo alla sostituzione del ruolo monocratico del Direttore Generale delle aziende sanitarie con un comitato di gestione a più voci. Spesso, a livello decisionale, le figure apicali sono costituite da manager che non hanno formazione di tipo sanitario in senso stretto. Questo comporta che in un settore particolare come la Sanità (che ha delle peculiarità difficilmente assimilabili ad altre tipologie di servizi), la gestione sia in realtà di tipo esclusivamente produttivo-aziendale, senza che la componente dei lavoratori e dei cittadini (i quali meglio di chiunque altro conoscono le esigenze dei territori), abbia alcuna voce in merito.
A.V.: Le nuove sedi Asl, Case della comunità come reception hotel 5 stelle, ma il personale è più che mai insufficiente a coprire le prestazioni sanitarie. Sui tetti assunzionali: 5 mila assunzioni (nella regione Lazio) mancate che si possono fare. Perché se i dati riportano che si dispone di fondi non si fanno? I dati riportano che nella regione Lazio nel 2022 si era a meno 335 milioni sotto il tetto consentito. A tuo avviso, dove vengono investiti questi fondi o sono fermi e inutilizzati, mentre manca il personale sanitario?
P.F.: Nel progetto del PNRR si è pensato in modo prioritario a curare l’aspetto edilizio con il restauro dei vecchi presidi o la creazione di (pochi) nuovi. Digitalizzazione ed ammodernamento sono sicuramente importanti, ma ora si pone il problema di chi andrà a lavorare in queste strutture e tutte le vertenze emerse con i MMG, (i quali, ricordiamolo, sono privati convenzionati), coinvolti solo negli ultimi giorni, hanno fatto emergere il problema principale. Chi fa cosa negli ospedali e nelle case di comunità? Negli scorsi anni, i blocchi del turnover e le varie spending-review con tagli lineari, hanno creato dei vuoti di personale che ora è complicato colmare se non con un piano di assunzioni straordinario.
A.V.: Cronaca: Ultimi 10 anni: 6 milioni 220 mila infortuni sul lavoro/620 mila malattie professionali/12.888 mila infortuni mortali. Art.6 proposta di legge di iniziativa popolare.
- Tutti i lavoratori hanno diritto a lavorare in condizioni ambientali e lavorative sicure e salubri, tali da garantire la protezione della salute propria e della collettività. Il Ssn programma ed attua interventi per assicurare che tutti i luoghi in cui sono ricevute le persone e in cui operano i professionisti siano sicuri e accoglienti. L’importante non resti sulla carta. Che ne pensi?
P.F.: Negli anni abbiamo assistito ad un continuo smantellamento dei servizi ispettivi di INAIL, ASL e Ispettorato del lavoro, causati dal definanziamento dei dipartimenti di prevenzione delle ASL (che hanno anche il compito di vigilare sugli ambienti di lavoro) e della stessa INAIL. Questi fattori, che sicuramente hanno prodotto un ambiente favorevole all’impresa, hanno però sicuramente provocato anche, in molte situazioni, un ambiente nocivo per lavoratrici e lavoratori.
La Sanità privata prospera con l’insorgere delle patologie e la conseguente necessità di curarle, non ha alcun interesse nella prevenzione primaria, non investirà mai nell’adozione di stili di vita corretti, un ambito che costa e di cui ha interesse solo la Sanità pubblica in quanto garante di un bene collettivo. Può proporre al limite interventi di prevenzione secondaria, arrivando però al paradosso di proporre screening non sempre giustificati dal punto di vista medico.
A.V.: Vi sono, a tuo avviso, nella campagna promossa dalla Cgil per salute e appalti dei punti di fragilità, perché a minor supporto della sanità pubblica come diritto di ogni cittadino e tendenzialmente più inclini a favorire l’economia aziendale. Noti uno sbilanciamento in tal senso nella proposta di legge?
P.F.: L’iniziativa “Più tutele per chi lavora negli appalti e più salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” riportando il paradigma “Stesso lavoro, stesso salario, stesse tutele” e “Autonomi o dipendenti: stesso salario, stesso costo complessivo” mi pare equilibrata. Rispetto a “Sosteniamo il Servizio Sanitario Nazionale”, in sede di valutazione della LIP, Medicina Democratica ha richiesto che fosse dichiarato il superamento dei Fondi di Assistenza Sanitaria Integrativa inseriti nei contratti collettivi non riuscendo nell’intento, ma ottenendo almeno che nell’articolo 1 della legge fosse precisato che “la sostenibilità del SSN non può essere garantita attraverso il secondo pilastro” (ovvero le assicurazioni).
A.V.: Finanziamento del Ssn : previsto il 7,5% del Pil entro il 2030. L’incremento del fabbisogno nazionale standard deve essere interamente destinato al potenziamento di servizi e cure erogati direttamente dalle strutture del Ssn. Non devono essere superati i livelli di spesa del 2024 per prestazioni dei soggetti privati accreditati . Questo è l’obiettivo che la proposta di legge di marzo 2026 si prefigge. Quali le condizioni perché si realizzi interamente?
P.F.: La possibilità che questo avvenga è legata sicuramente ad un rafforzamento (inteso come aumento degli investimenti) della Sanità pubblica, che equivale a dire più personale e miglioramento delle strutture. Inoltre è indispensabile che non vi siano ulteriori nuovi accreditamenti nei prossimi anni. Il taglio dei posti letto delle strutture pubbliche ha determinato una carenza che, anno dopo anno, è stata colmata ricorrendo al privato accreditato e questo è un circolo vizioso cui porre fine.
A.V.: Parliamo del progetto, di cui sei attivista, ‘La via maestra’ lanciato dalla CGIL, che accomuna diverse associazioni, fra cui Anpi e Arci. Quali sono gli obiettivi e le tematiche e come si interfaccia, sostenendola, con la proposta di legge per la sanità pubblica?
P.F.: La mobilitazione denominata “La Via Maestra” è nata nel 2013 come appello per la difesa della Costituzione sulla spinta di intellettuali e giuristi. Rilanciato dalla CGIL nell’ottobre 2021, si è poi costituito come una rete nazionale che ad oggi unisce oltre 100 associazioni (tra cui Medicina Democratica di cui faccio parte), a difesa dei valori costituzionali. Nel tempo si è occupata di creare una rete di realtà che vogliano opporsi alla privatizzazione dei servizi pubblici, mantenere alta l’attenzione rispetto alle problematiche lavorative quali il precariato, la lotta al progetto dell’autonomia differenziata, il contrasto a povertà e diseguaglianze, il diritto all’istruzione, nonché il diritto a un ambiente sicuro e sano. In questo senso uno dei diritti sancito dalla nostra Costituzione, quello alla Salute, è garantito dalla difesa del nostro SSN.
A.V.: Come sta andando la campagna ‘IO firmo e tu?” Che tu sappia ci sono molte adesioni e sensibilità all’iniziativa con la raccolta firme ? Si può aderire firmando online?
P.F.: L’adesione mi pare ci sia e ritengo importante che si torni a parlare di Sanità e Salute anche nelle strade, nei banchetti di raccolta firme, nei luoghi di lavoro. Anche per affrontare tutte quelle tematiche e proposte che non sono contenute nella proposta della CGIL. Al momento credo la percentuale delle firme sia rispettivamente del 60 (Sanità) e 40 (Appalti) % delle firme necessarie. E’ possibile anche farlo online, strumento comodo anche per gli approfondimenti delle proposte presentate.




